Le imprese agroalimentari italiane esportano, investono, aprono nuovi stabilimenti, ma si bloccano quando devono coprire un ruolo preciso: il tecnico capace di leggere un referto di laboratorio, seguire una certificazione qualitativa, accompagnare un prodotto dal campo fino allo scaffale. Gli ITS Academy, i bienni professionalizzanti che si aprono dopo il diploma, provano a colmare quel buco da un quindicennio, e i dati sul nuovo ciclo mostrano quanto la richiesta sia salita.
Nel 2021 gli studenti iscritti a un ITS erano poco più di 11mila. Nell’ultimo triennio la cifra è salita fino a sfiorare i 41mila: una crescita che va oltre l’obiettivo di raddoppio indicato dal Pnrr, il piano che al comparto ha destinato 1,5 miliardi di euro. L’ente di ricerca Indire misura l’esito occupazionale all’87% entro dodici mesi dal titolo, e per oltre nove diplomati su dieci quel lavoro corrisponde davvero a ciò che hanno studiato.
Da quasi tre anni Francesco Casillo è alla guida della fondazione pugliese dedicata a questi percorsi. Nella sua attività principale è invece amministratore delegato di un gruppo molitorio con sede a Corato. È lui a spiegare perché lo strumento resti poco conosciuto nonostante funzioni: non pesa sul portafoglio delle aziende, e nemmeno su quello delle famiglie, eppure buona parte del tessuto produttivo italiano ignora che esista.
Per rimediare a quella scarsa notorietà, le fondazioni che formano tecnici per il settore agroalimentare si sono messe in rete sotto la sigla AgrITS, presente in diverse regioni della Penisola, e hanno avviato “Filiere di Futuro”, un progetto nazionale di orientamento. A promuoverlo è AgriPuglia, la fondazione guidata da Casillo (con base nel Barese, a Locorotondo), insieme all’istituto tecnico superiore sardo dedicato alla filiera agroalimentare e a quello di Teramo, dentro la Missione 4 del Pnrr sulla formazione terziaria.
Il tasso di occupazione all’87% nasce da una scelta di calendario precisa. Il nuovo biennio propone undici indirizzi che sommano 1.800 ore: 800 restano fra aula e laboratorio, mentre le altre finiscono spalmate in azienda, fin dal primo anno di corso. Il tempo passato dove poi si lavorerà davvero supera quindi la metà del percorso, e la legge impone che almeno sei docenti su dieci arrivino dalle imprese del territorio invece che dall’accademia. Fra le realtà che hanno accolto o assunto questi studenti c’è chi porta il marchio pugliese nel mondo: Caroli, Levante, Maffei, Granoro, Muraglia e Riscossa, oltre allo stesso gruppo Casillo.
Uno strumento resta però sfruttato meno del dovuto: la possibilità, introdotta dalla riforma del 2022, di far coincidere il biennio con un apprendistato di alta formazione. L’azienda assume subito il ragazzo con un contratto regolare, e i due anni di studio diventano parte di quel rapporto, con gli sconti contributivi previsti per questa tipologia di assunzione. Finito il biennio, il contratto può trasformarsi in un apprendistato professionalizzante: resta la via più battuta per assumere stabilmente chi ha meno di trent’anni.
Le sedi dei corsi per il prossimo biennio sono otto: Foggia, Bari, Corato, Andria, Altamura, Gravina, Palagiano e Rutigliano. Le domande restano aperte sino al 20 di ottobre, e possono candidarsi diplomati, chi ha un titolo IFTS e anche i laureati. I posti sono gratuiti finché regge il finanziamento pubblico stanziato dal ministero.
Chi ha un figlio all’ultimo anno di superiori, o valuta un cambio rotta dopo la maturità, trova qui un’alternativa concreta a un’università generalista che non sempre porta a un lavoro coerente. In Germania un numero molto più alto di giovani sceglie ogni anno questa strada tecnica: da noi resta marginale proprio mentre le aziende faticano di più a trovare personale specializzato, e nei prossimi mesi la scadenza di ottobre sarà il primo banco di prova per capire se la rete AgrITS riesce davvero a farsi conoscere.
Dichiarazioni e dati raccolti da Forbes.it in un pezzo uscito lunedì 21 settembre 2026.