Warren Buffett, presidente e amministratore delegato di Berkshire Hathaway, ripete da anni un consiglio che ribalta l’immagine comune del grande selezionatore di titoli vincenti. Per chi risparmia senza tempo o competenze per scegliere singole azioni, la sua tesi indica una strada precisa: puntare su un fondo che replica passivamente l’S&P 500 invece di cercare il titolo giusto. Lo racconta Wall Street Italia, ripercorrendo le lettere agli azionisti e le assemblee di Berkshire in cui Buffett ha spiegato più volte la stessa idea.

Già nel 2016 Buffett scriveva agli azionisti che il suo suggerimento abituale era comprare un fondo a basso costo indicizzato sull’S&P 500. Lo ha ripetuto nel 2021, durante l’assemblea annuale di Berkshire. Per chi risparmia, ha detto, nella grande maggioranza dei casi questa è ancora la soluzione migliore. Il caso più citato risale però al 2013. Nella lettera agli azionisti di quell’anno Buffett rivelò le istruzioni lasciate al fiduciario per il patrimonio della moglie: il 90% in uno strumento a costo bassissimo che replica l’S&P 500, il resto in titoli di Stato americani a breve scadenza.

Tra gli strumenti che Buffett cita più spesso c’è Vanguard S&P 500 ETF, con una commissione annua dello 0,03%, l’equivalente di 3 dollari su ogni 10.000 investiti. Il fondo copre gli undici settori dell’indice americano. È tra gli strumenti a cui i risparmiatori si affidano più spesso per coprire in un colpo solo l’intero listino americano. Tra le partecipazioni comprende Apple, Amazon, Alphabet, Microsoft e Nvidia.

Dietro la preferenza di Buffett c’è un principio che applica ai propri investimenti da oltre sei decenni: acquistare e mantenere nel tempo, senza rincorrere il momento ideale in cui vendere o comprare. Berkshire ha Coca-Cola in portafoglio dal 1988, quando costruì la posizione impegnando all’incirca 1,3 miliardi di dollari: quella quota vale oggi decine di miliardi e continua a pagare dividendi. Con American Express il rapporto è ancora più lungo, seguita fin dagli anni Sessanta e rafforzata negli anni Novanta.

Buffett cita anche i numeri di settore a sostegno della sua tesi. Negli ultimi dieci anni oltre l’85% dei fondi comuni statunitensi concentrati sulle grandi società di Borsa non ha superato il rendimento dell’S&P 500 al netto dei costi. Il vantaggio non si riduce allungando i tempi: a quindici anni la fetta di fondi che resta indietro rispetto all’indice supera il 90%.

Nel 2007 Buffett mise sul tavolo un milione di dollari sfidando Protégé Partners, la società che aveva scelto cinque hedge fund per la sfida. Nell’arco dei dieci anni successivi il fondo indicizzato Vanguard scelto da Buffett guadagnò circa il 125,8%, un risultato che nessuno dei cinque hedge fund riuscì ad avvicinare. Il confronto riguardava cinque fondi scelti da un solo selezionatore, non l’intero settore degli hedge fund.

Il divario tra quel risultato e le performance degli hedge fund resta, secondo Buffett stesso, il primo numero da controllare prima di affidare i propri risparmi a una gestione attiva. Non è un consiglio di Economix: è il termine di paragone che l’investitore di Omaha invita a verificare ogni volta che si valuta un fondo. Il numero, non il nome del gestore, è il punto di partenza.

Secondo la ricostruzione di Wall Street Italia, a firma di Alessandra Caparello, pubblicata il 17 agosto 2026.