Il governo tedesco guidato dal cancelliere Friedrich Merz ha varato una riforma della previdenza privata. Scatta dal 1° gennaio 2027. Da quella data lo schema Riester, nato a inizio Duemila e noto per rendimenti deboli nonostante le garanzie sul capitale, lascia il posto a un nuovo assetto. I risparmiatori tedeschi potranno aprire conti sussidiati dallo Stato e mettere risorse su fondi indicizzati, credito privato ed ELTIF. Gli ELTIF sono i veicoli europei a lungo termine che permettono ai privati di investire in private equity e infrastrutture.
La platea è enorme. Secondo le stime di BVI, l’associazione tedesca dei gestori di fondi, il patrimonio della previdenza privata distribuito sui tre pilastri del sistema raddoppierà entro un decennio, toccando quota 500 miliardi di euro. Il bisogno di riforma nasce da un problema di numeri più che di ideologia.
Chi inizia oggi la carriera lavorativa in Germania riceverà, secondo i calcoli dell’OCSE, una pensione pubblica intorno al 53% dell’ultimo stipendio netto. Sommando la previdenza privata volontaria, la quota arriva al 68%, ancora sotto l’80% che i consulenti indicano come soglia per non perdere tenore di vita. Le proiezioni del settore sono nette. Tra dieci anni ci saranno appena due lavoratori attivi per ogni pensionato.
Il nuovo conto standard avvicina la Germania al modello statunitense dei conti pensionistici individuali: chi risparmia decide da sé come allocare titoli e fondi, con un beneficio fiscale diretto. Le commissioni sono calmierate all’1%, un tetto che favorisce gli strumenti a basso costo come gli ETF. Chi vuole prodotti più sofisticati, come gli ELTIF o il credito privato, potrà pagare di più. Quella possibilità è arrivata dopo una lunga attività di pressione politica dell’industria, nonostante le notizie recenti non proprio positive sul mercato del credito privato.
Lo riporta Money.it. Le società di gestione internazionali si stanno già muovendo per conquistarsi una fetta del nuovo mercato. DWS, il ramo di gestione del risparmio di Deutsche Bank, gestisce circa 1.100 miliardi di euro di masse. Ha reso la previdenza la propria priorità assoluta, con nuovo personale dedicato e campagne rivolte alla clientela retail.
Vanguard, JPMorgan Asset Management e BlackRock corrono per completare i propri prodotti prima dell’avvio del nuovo regime. State Street collabora con un intermediario digitale della galassia Commerzbank per lanciare un ETF a commissioni ridotte sull’azionario.
Il premio in palio è alto. S&P Global Ratings stima che i nuovi conti potrebbero attrarre tra i 26 e i 56 miliardi di euro l’anno nella previdenza privata tedesca, in base a quanto aderiranno i lavoratori. Il rodaggio, secondo l’agenzia, si misura in un arco di tempo che può arrivare a due anni prima che il sistema vada a regime. Le società di consulenza Sirius Campus e Aeiforia calcolano che più di un quarto dei 225 miliardi di euro oggi fermi nei contratti Riester cambierà casa nei prossimi anni.
Resta un punto che il marketing dei gestori tende a non mettere in primo piano. Passare da prodotti con garanzia di capitale a fondi indicizzati e credito privato significa anche accettare un rischio che prima non c’era.
Per chi segue la previdenza integrativa anche in Italia, il caso tedesco è un test da monitorare. Se il tetto dell’1% sulle commissioni sposterà davvero masse enormi verso gli ETF a basso costo, il confronto con i costi diventa inevitabile. Molti fondi pensione italiani applicano commissioni più alte, e la pressione concorrenziale arriverà già nei prossimi mesi.
Dati e dichiarazioni riportati da Money.it nell’articolo pubblicato il 17 agosto 2026.