Chi incassa una pensione medio alta rischia di perdere da 144 a oltre 1.300 euro l’anno con il nuovo sistema di rivalutazione previsto dalla manovra. A calcolarlo è la Uil pensionati, nello studio che Adnkronos ha rilanciato domenica 1 novembre, rifatto sull’articolato ormai bollinato della manovra.
Il cambio riguarda il modo di applicare l’adeguamento all’inflazione. Si passa da un sistema per scaglioni a uno basato sull’importo complessivo dell’assegno. Fino a quattro volte il trattamento minimo Inps l’adeguamento resta pieno, cioè al 100%. Sopra quella soglia il sindacato vede perdite via via più pesanti.
Le stime partono da due ipotesi: un’inflazione al 3% e un minimo Inps di 611,85 euro. Gli importi sono lordi, calcolati su 13 mensilità, e misurano l’aumento in meno rispetto a quello che arriverebbe mantenendo gli scaglioni. Non sono un taglio dell’assegno già percepito.
Ecco le perdite annue indicate dallo studio, per pensione lorda mensile:
- 2.500 euro: 144,17 euro
- 3.000 euro: 153,92 euro
- 3.500 euro: 574,73 euro
- 4.000 euro: 711,23 euro
- 5.000 euro: 1.015,43 euro
- 6.000 euro: 1.163,63 euro
- 6.200 euro: 1.314,17 euro
Il salto più netto sta tra i 3.000 e i 3.500 euro, dove si passa da 153,92 a 574,73 euro. Da 2.500 a 3.000 euro, invece, la differenza è di nemmeno dieci euro. Il dato suggerisce che il peso maggiore si concentra sugli assegni appena oltre la fascia intermedia, non su quelli più alti in assoluto.
Carmelo Barbagallo, segretario generale del sindacato, ha definito i tagli “insopportabili” e ha detto che lo scenario è peggiore di quanto ipotizzato prima. Per lui bisognerebbe alleggerire le tasse ai pensionati, non toccare l’adeguamento. Ha ricordato che la platea conta 16 milioni di persone e che c’è ancora tempo per cambiare il testo.
Va ricordato che i numeri arrivano da un sindacato di categoria, con una posizione dichiarata contro la misura. Il governo non ha pubblicato, nel materiale citato, un calcolo alternativo, e lo studio dipende dall’inflazione scelta come ipotesi. Con un’inflazione diversa da quella del 3% le cifre cambierebbero.
Anche la percentuale definitiva non è ancora nota. Per il 2027 servirà il decreto del ministero dell’Economia, da emanare con il dicastero del Lavoro e fondato sui numeri Istat, con un conguaglio successivo se i valori reali si discostano dalle previsioni.
Chi ha una pensione sopra i 2.500 euro lordi al mese può quindi già farsi un’idea dell’ordine di grandezza con la tabella qui sopra. Il numero da attendere è però quello del decreto, e prima ancora l’esito del passaggio parlamentare della manovra, dove il testo potrebbe ancora cambiare.
Secondo Adnkronos, che ha riportato lo studio della Uil pensionati il 1 novembre 2026.