Entro martedì 15 settembre l’Inps chiede a una parte dei pensionati di comunicare i redditi incassati nel 2022, pena la perdita delle prestazioni agganciate alla propria situazione economica. Tra le voci a rischio figurano la quattordicesima, le maggiorazioni sociali e l’integrazione al trattamento minimo. L’obbligo non riguarda tutti i pensionati: riguarda chi non presenta la dichiarazione dei redditi pur incassando trattamenti il cui importo o il diritto stesso dipendono dal reddito personale o familiare del beneficiario.
Secondo quanto ricostruito da QuiFinanza, il pagamento della pensione di settembre non chiude la questione. Anche chi ha già ricevuto l’importo mensile resta obbligato a presentare la comunicazione entro la scadenza, perché l’accredito e la regolarizzazione seguono percorsi separati. Chi salta questo passaggio non perde solo il diritto futuro: rischia anche controlli retroattivi sugli anni in cui l’istituto ha pagato importi calcolati su un reddito mai verificato.
Per spingere alla regolarizzazione, l’istituto ha già applicato un taglio cautelare del 5% sulle mensilità di agosto e settembre, calcolato sull’importo pagato a luglio. Nel cedolino la causale richiama la norma sulla mancata comunicazione del reddito e il decreto legge 207 del 2008. Averla vista addebitata non significa essere in regola: è solo il segnale che l’istituto non ha ancora ricevuto i dati richiesti, e la scadenza del 15 resta comunque valida per tutti gli interessati.
La penalità è più dura per chi percepisce una pensione ai superstiti: non comunicare il reddito prima del 15 settembre fa scattare da subito la riduzione massima già prevista dalla normativa sulle pensioni di reversibilità. Negli altri casi, l’istituto può comunque riesaminare le somme versate negli anni precedenti: se dal controllo emergono prestazioni pagate senza i requisiti reddituali richiesti, parte il recupero degli importi non dovuti.
Per regolarizzarsi occorre inviare, non oltre il 15, la richiesta che aggiorna la posizione reddituale presso l’Inps, la procedura nota come ricostituzione reddituale, tramite l’area riservata del sito dell’istituto (accesso con Spid, Cie, Cns o eIDAS). Una volta dentro, si cercano le voci su ratei, certificazioni e ricostituzione della pensione. Chi preferisce non muoversi da solo può appoggiarsi a un patronato, a un Caf o al proprio consulente di fiducia.
Restano fuori dalla verifica gli assegni sociali, insieme alle pensioni sociali e alle prestazioni per invalidità civile, che seguono un binario distinto rispetto alla comunicazione reddituale annuale.
Per chi rientra nell’obbligo, il calendario non lascia margine. Chi ha già subito il taglio del 5% dovrebbe verificare oggi stesso, tramite il proprio Caf o l’area riservata Inps, se la propria posizione è tra quelle sotto osservazione: è il modo più rapido per sapere se la scadenza di domani, martedì 15 settembre, riguarda davvero la propria pensione.
Secondo un articolo di Mauro Di Gregorio pubblicato da QuiFinanza domenica 13 settembre 2026.