Le pensioni pesano sulla Legge di Bilancio più di quasi ogni altra voce: incidono per quasi il 16% sul Pil e per più del 30% sulla spesa dello Stato. Secondo QuiFinanza, che martedì 13 ottobre ha ricostruito il dossier, dentro la maggioranza convivono tre idee diverse su come gestire l’allungarsi della vita.
L’età per andare in pensione sale da sola, perché segue la speranza di vita. Per la Ragioneria generale i conti dicono così: nel 2029 il requisito sarà di 67 anni più 6 mesi, dal 2031 di 67 anni più 8 mesi. Oggi l’asticella è a 67 anni.
La Lega vuole fermare gli scatti previsti in programma nei due anni 2027 e 2028: un mese in più da gennaio 2027 e due mesi da gennaio 2028. Resterebbe quindi il requisito di 67 anni. Il sottosegretario Durigon, invece, continua a studiare per tutti un’uscita anticipata, a 64 anni. Dal dicastero delle Infrastrutture arriva una terza ipotesi, più mirata: lasciare gli autotrasportatori al lavoro sino ai 70 anni, ma solo per chi lo sceglie.
Nessuna delle tre proposte è stata ancora tradotta in un testo di legge. I dati Inps spiegano però perché il tema sia scivoloso. L’età media a cui si esce davvero dal lavoro è già salita a 64,8 anni, quindi la proposta di Durigon starebbe sotto la media di oggi. Sempre secondo l’Inps, tra chi ha 55 e 64 anni lavora il 61,2% delle persone, contro il 31,4% del 2005.
C’è poi il capitolo di chi la pensione ce l’ha e continua a lavorare. Dalle rilevazioni di Istat e Inps emerge che un pensionato ogni dieci, come minimo, ha ancora un lavoro: sono 779.303 titolari di pensione diretta. Sono per lo più parasubordinati, autonomi e liberi professionisti, mentre i dipendenti sono appena l’1%.
Il motivo non è uniforme. Circa un terzo continua perché l’assegno non basta per vivere, gli altri due terzi perché lo vogliono, per ragioni personali e di carriera. Il dato conta nel dibattito, perché separa chi vorrebbe restare da chi non può permettersi di smettere.
Cassazione e Corte Costituzionale hanno fissato alcuni paletti, e QuiFinanza ne riassume tre.
Nel comparto Scuola, chi insegna o lavora come Ata e non ha l’anzianità contributiva minima per la vecchiaia può restare in servizio anche oltre i 70 anni. È l’opposto della richiesta sindacale di mandare a riposo i docenti a 60 anni.
Chi prende la pensione e ricomincia a lavorare deve avvisare subito l’Inps. Se tace, rischia di restituire gli assegni incassati nel periodo non dichiarato. Per gli incarichi pagati nella Pubblica Amministrazione il divieto per i pensionati esiste ancora, però per la Cassazione scatta solo se l’assegno viene già pagato. Chi ha l’età giusta e non ha ancora incassato il primo cedolino può accettare un incarico.
Infine il cumulo contributivo, cioè l’unione dei versamenti di gestioni diverse. Qui la pensione non parte da sola quando si maturano i requisiti: decorre dalla data della domanda, e aspettare può far perdere gli arretrati.
Per chi ha già i requisiti, il consiglio pratico è presentare la domanda senza rimandare. Per tutti gli altri, il punto da seguire nelle prossime settimane è se il Governo congela gli scatti del 2027 e 2028, perché da quella scelta dipende la data di uscita.
Secondo QuiFinanza, in un articolo di Emanuela Colatosti pubblicato martedì 13 ottobre 2026.