L’INPS ha chiuso il 2025 con un utile di 4,5 miliardi di euro, e il suo patrimonio netto è arrivato a 42,8 miliardi. Il Rendiconto generale, però, regge solo grazie ai 165 miliardi arrivati dallo Stato. Lo ha ricostruito Money.it in un’analisi pubblicata sabato 10 ottobre.

Il confronto tra incassi e spese spiega il perché. I contributi hanno portato 294,2 miliardi. Le prestazioni dell’istituto, tra pensioni, assistenza, invalidità, famiglia e sussidi al reddito, sono costate circa 425,6 miliardi. Le sole pensioni previdenziali hanno pesato per 325 miliardi.

Il divario lo colma la GIAS, il capitolo del bilancio pubblico che sostiene le gestioni previdenziali e gli interventi assistenziali. Ne esce che le entrate correnti non vengono dai contributi per più di un terzo: il resto arriva dalla fiscalità generale o dal debito.

Non tutto è un buco delle pensioni. Una quota consistente finanzia misure di welfare che il Parlamento ha affidato all’INPS come ente pagatore. Per il 2025 le voci principali sono:

  • pensioni e assegni sociali, 6,7 miliardi
  • invalidità civile, 23,6 miliardi
  • Assegno Unico, la misura per i figli, vale circa 20 miliardi
  • sgravi contributivi sulle assunzioni, 24,2 miliardi, contro i 15,9 del 2015 e il picco di 42,4 raggiunto nel 2024

Sono spese assistenziali, e il fatto che transitino dall’INPS risponde a una logica organizzativa. Non dice nulla sulla tenuta delle pensioni.

Una parte dei trasferimenti, però, copre un disavanzo previdenziale vero. La gestione dei dipendenti pubblici, l’ex INPDAP, ha chiuso il 2025 in rosso per 21,1 miliardi, benché la GIAS avesse già coperto 18,2 miliardi delle sue prestazioni. Si aggiungono le integrazioni al trattamento minimo e i costi delle pensioni anticipate. La separazione tra previdenza e assistenza esiste dal 1989, ma nei conti resta sfumata.

Perché i trasferimenti sono scesi. Nel 2024 lo Stato aveva versato 180,7 miliardi, nel 2023 erano stati 164,8 e nel 2022 159,6. La discesa a 165 non indica un miglioramento strutturale: dipende dalla legge di Bilancio 2025. Il cuneo fiscale prima era un esonero contributivo rimborsato all’INPS; ora è diventato uno sconto sull’IRPEF. I contributi sono tornati interi e il rimborso non serve più. Cambia la voce di bilancio che subisce il peso, non il costo per le casse pubbliche.

Anche l’utile va letto con cautela. Dopo gli accantonamenti alle riserve legali e a quella dei Fondi di solidarietà, l’esercizio mostra in realtà un deficit economico da 1,13 miliardi. Il patrimonio è cresciuto da 35,3 miliardi: 4,5 vengono dal risultato dell’anno, altri 3 da un fattore diverso. Lo Stato ha ridotto il debito dell’INPS per le anticipazioni di tesoreria, come previsto dalla manovra del 2022. Il miglioramento nasce da una decisione politica, non dalla gestione.

La lettura corretta, secondo Money.it, non è né “in rosso” né “in utile”. L’INPS fa parte del bilancio pubblico. Riceve fondi dalla fiscalità generale, incassa i contributi e paga ciò che decide il legislatore. Il suo equilibrio è garantito dallo Stato per costruzione.

Per chi oggi paga contributi, la domanda utile riguarda la proporzione. Quanta spesa sociale poggia sui contributi e quanta sulle tasse, con aliquote già alte e una demografia sfavorevole? Il prossimo Rendiconto dirà se i trasferimenti tornano a salire.

Analisi di Dimitri Stagnitto pubblicata da Money.it sabato 10 ottobre 2026, sul Rendiconto generale 2025 dell’INPS.