Esiste un canale poco pubblicizzato per lasciare il lavoro con appena 15 anni di contributi versati, cinque in meno della soglia ordinaria di 20: si chiama deroga Amato. A spiegarne i meccanismi è Investireoggi, che ha risposto al quesito di un lettore vicino ai requisiti. Non è una sola deroga ma tre, pensate per situazioni diverse, e oggi soltanto una resta davvero accessibile a chi lavora.
Le prime due riguardano platee ormai ristrette. La prima si applica a chi aveva già raggiunto 15 anni di versamenti entro la fine del 1992. La seconda copre invece chi, sempre entro quella data, aveva ottenuto dall’INPS il via libera a proseguire la contribuzione su base volontaria: conta l’autorizzazione ricevuta, non i versamenti effettivamente fatti in quella modalità.
La terza deroga è quella che interessa ancora oggi migliaia di lavoratori con una carriera frammentata. Riguarda chi ha attraversato almeno dieci anni segnati da una copertura contributiva ridotta, periodi in cui non è stato raggiunto un anno pieno di versamenti (sotto le 52 settimane annue), insieme a un’anzianità assicurativa lunga.
Il testo originale della norma fissava quell’anzianità a 25 anni. Da leggere insieme, però, a un secondo presupposto: bisogna essere entrati nel sistema previdenziale prima del primo gennaio 1996, la data che separa il calcolo retributivo da quello misto. Messi insieme, i due paletti alzano la soglia reale. Chi oggi può accedere alla deroga ha quasi sempre superato i 31 anni di anzianità, non i 25 previsti sulla carta.
Un lavoratore che ha iniziato a versare contributi nel 2001, per esempio, può oggi vantare un’anzianità assicurativa di 25 anni. Non basta. Quella carriera è iniziata dopo la soglia del 1996, quindi resta fuori dalla terza deroga a prescindere dagli anni maturati.
Sul fronte dell’età, la deroga Amato non cambia nulla: riduce solo il requisito contributivo, non quello anagrafico. Chi rientra nella terza deroga deve comunque raggiungere i 67 anni, la stessa soglia richiesta a chi matura i contributi per la via ordinaria. Il limite resta fermo almeno per tutto il 2026. Dal 2027 anche questa soglia entrerà negli adeguamenti automatici legati alla speranza di vita, e potrà quindi salire.
Chi pensa di rientrare in questo profilo, magari perché ha iniziato a lavorare negli anni Novanta con contratti saltuari, dovrebbe farsi ricostruire da un patronato o dall’INPS l’esatto numero di anni con copertura sotto le 52 settimane. È quel conteggio, più della sola anzianità complessiva, a stabilire se la deroga si applica davvero al proprio caso.
L’analisi è tratta da un articolo di Investireoggi, firmato da Giacomo Mazzarella e pubblicato il 4 agosto 2026.