Il Tesoro lavora in queste ore per liberare le risorse che permettano alla manovra 2027 di includere gli interventi sulle pensioni chiesti dalla Lega, tra cui l’accesso a 64 anni per chi ha cominciato la carriera contributiva prima del 1996. La pressione del Carroccio pesa perché il partito di Matteo Salvini non ha ancora ottenuto, in quasi quattro anni di governo, la riforma della legge Fornero promessa in campagna elettorale.

Il rischio opposto pesa altrettanto: che il governo Meloni chiuda la legislatura lasciando la soglia per andare in pensione più lontana di quanto non fosse al momento del suo insediamento. Dal 2027 scatterà un primo aumento di un mese, seguito da altri due nel 2028, per effetto dell’adeguamento automatico alla speranza di vita. Con Salvini accreditato di poco più del 5% nei sondaggi, la prossima manovra è per la Lega l’ultima occasione utile prima delle elezioni.

La clausola di salvaguardia nazionale è lo strumento su cui punta il governo, secondo la ricostruzione di Money.it. Roma chiederà a Bruxelles maggiore flessibilità sui conti pubblici per coprire spese legate a energia e difesa, per un valore complessivo, cioè l’1,5% del Prodotto interno lordo: circa 14 miliardi destinati al fronte energetico e altri 21 miliardi al comparto militare, da spendere entro la fine del 2028.

Il beneficio è che questi importi non peserebbero sul tetto alla crescita della spesa concordato con la Commissione europea, anche se continuerebbero comunque a incidere sul deficit. Per questo l’esecutivo potrà usarli pienamente solo se l’Italia uscirà dalla procedura per disavanzo eccessivo aperta da Bruxelles.

Da qui il meccanismo a cui starebbe lavorando il Tesoro: dirottare sulle misure della manovra 2027, pensione a 64 anni inclusa, gli stanziamenti già previsti per opere energetiche o militari, coprendo quei progetti con le nuove risorse europee.

Sul tavolo ci sono due misure distinte. La prima congela per un anno l’aumento dell’età pensionabile: il mese che scatterebbe nel 2027 slitterebbe al 2028, insieme agli altri due già previsti, lasciando la decisione finale al governo successivo. La seconda estende l’uscita a 64 anni, oggi riservata a chi versa contributi dal 1996 in avanti, anche a chi ha cominciato la carriera prima di quella soglia, purché possa contare su almeno vent’anni di versamenti, lo stesso requisito della pensione di vecchiaia.

C’è però una terza condizione che restringe non poco la platea: l’assegno maturato deve superare di tre volte l’importo dell’Assegno sociale. Per le madri con un figlio il moltiplicatore scende a 2,8; per chi ne ha almeno due, a 2,6. Ricalcolato interamente con le regole contributive, l’assegno raggiunge quella soglia soprattutto per chi ha avuto stipendi alti e una carriera senza interruzioni: lo stesso profilo che aveva già beneficiato di Quota 100 nella scorsa legislatura.

Chi ha versato i primi contributi prima del 1996 e punta sui 64 anni per uscire dal lavoro farebbe bene a calcolare fin da ora l’importo della propria futura pensione. Solo chi supera quella soglia, cioè chi ha avuto una carriera senza interruzioni e uno stipendio sopra la media, potrà davvero sfruttare la nuova finestra, se e quando la manovra di fine anno la renderà legge.

Secondo la ricostruzione di Simone Micocci per Money.it, pubblicata il 6 agosto 2026, il Tesoro sta ancora definendo la copertura finanziaria delle misure.