I pensionati possono comunicare, a partire da giovedì 15 ottobre, all’Inps come vogliono essere tassati nel 2027. Lo ha deciso l’istituto riaprendo i termini nel messaggio 3245 del 13 ottobre. La scelta riguarda chi incassa una prestazione previdenziale.

La posta in gioco è il saldo di fine anno. Secondo Money.it, la comunicazione serve soprattutto a chi vive con redditi di origine diversa e non vuole chiudere il 2027 con un saldo da versare.

Perché la pensione da sola inganna il prelievo. Ogni mese l’Inps, che fa da sostituto d’imposta, trattiene l’Irpef guardando solo l’assegno che paga direttamente. Non vede altro. Se però il contribuente incassa anche un affitto o una seconda pensione, a dicembre tutto si somma nella dichiarazione dei redditi.

Qui entra in gioco la progressività: più cresce il reddito complessivo, più sale l’aliquota. Può succedere che l’Inps abbia tassato come se esistesse solo la pensione, mentre il totale finisce in uno scaglione superiore. Nel 730 il contribuente scopre allora di dover versare la differenza in un colpo solo.

Chiedere un’aliquota più alta sposta quel peso sui dodici mesi. Si paga di più ogni mese, ma si riduce il rischio del debito finale.

Le tre mosse possibili. Chi invia la richiesta può scegliere tra queste opzioni:

  • un’aliquota Irpef maggiore di quella ordinaria;
  • la rinuncia a tutti gli sconti d’imposta o a una parte, quando si sa già che altri redditi in arrivo li cancellerebbero;
  • la dichiarazione dei figli a carico, pure con l’assegno unico incassato, per avere una Certificazione unica corretta.

Come si presenta. La comunicazione vale un anno solo e va rifatta ogni anno successivo. Chi non fa nulla si ritrova prelievo e sconti di base, calcolati sul solo reddito che l’Inps conosce. Quello che l’istituto non sa, nel calcolo mensile, non esiste.

La strada autonoma passa dal portale dell’Inps, con Spid, Cie o Cns. Dopo l’accesso si apre il servizio dedicato alle detrazioni per reddito e ai familiari a carico, e si compilano i moduli per il 2027. Chi preferisce un aiuto può rivolgersi a un Caf o a un professionista abilitato, e l’assistenza è gratuita.

Cosa portare al Caf. Per stimare l’aliquota giusta, chi assiste ha bisogno di alcuni documenti prima dell’invio:

  • un documento di identità insieme al codice fiscale;
  • il cedolino più recente della pensione;
  • la dichiarazione dei redditi presentata per ultima;
  • le carte sugli altri redditi: contratti di affitto, ricevute di prestazioni autonome occasionali, visure catastali degli immobili di proprietà.

Money.it non indica una scadenza per l’invio. Chi ha un affitto o una seconda pensione dovrebbe quindi fare un conto prima della fine dell’anno: sommare tutte le entrate previste per il 2027 e confrontarle con la sola pensione. Se il totale sale di scaglione, conviene chiedere l’aliquota più alta ora, invece di ritrovarsi il debito nel 730 dell’anno successivo.

Secondo Money.it, articolo di Patrizia Del Pidio pubblicato il 15 ottobre 2026, basato sul messaggio Inps numero 3245 del 13 ottobre 2026.