Lunedì 26 ottobre il London Palladium ha ospitato la cerimonia del Pallone d’Oro, alla settantesima edizione. Il premio individuale più ambito del calcio vale moltissimo come simbolo e molto poco come oggetto, e la distanza tra i due valori racconta come funziona il denaro attorno al pallone.
Secondo QuiFinanza, che ha ricostruito i numeri del trofeo, il trofeo vale in materiali e lavorazione circa 3.000 euro. Il cuore è di ottone pieno, lavorato a mano dagli artigiani della maison Mellerio, a Parigi. Sopra il metallo base sta solo una sottile doratura, quindi non si tratta di oro massiccio. Il prezzo dell’oro può spostare la stima, ma di poco.
Mellerio è una casa orafa nata in Italia e presente in Francia fin dal 1515. Realizza il trofeo dalla prima edizione, nel 1956, e firma anche le coppe del torneo di Roland Garros a partire dal 1981.
Chi vince non incassa nulla. France Football, la rivista che assegna il premio, non versa alcuna somma al vincitore; la cerimonia la gestisce con la Uefa, e questo accade soltanto dal 2024. Il guadagno vero arriva dopo, e passa da tre canali: bonus legati al contratto, sponsor e forza negoziale al momento di trattare l’ingaggio. Per un fuoriclasse quelle voci pesano molto più dei 3.000 euro di ottone.
Il trofeo resta di proprietà di chi lo conquista, che può tenerlo o venderlo. I casi documentati sono pochissimi. Quello celebre ha come protagonista Cristiano Ronaldo: nel 2017 ha ceduto il Pallone d’Oro del 2013 a Idan Ofer, miliardario israeliano, incassando circa 600.000 euro. La somma è stata girata per intero a Make-A-Wish, fondazione che aiuta bambini colpiti da malattie gravi.
La storia è venuta a galla soltanto nel 2023, per merito del Mirror, e non tutto è chiaro. Le ricostruzioni non coincidono: alcune testate sostengono che a passare di mano sia stata una replica, altre che la copia sia quella finita nel museo di Madeira. Se il prezzo si riferisce all’originale, equivale a circa 200 volte il valore dei materiali.
Il paragone con l’Oscar, spesso chiamato in causa perché il Pallone d’Oro viene considerato il suo equivalente nel calcio, cambia la prospettiva. La statuetta è fusa dalla Polich Tallix, fonderia con sede a New York, in bronzo pieno placcato oro a 24 carati. Misura 34,3 centimetri, pesa circa 3,85 chili e costa da 400 a 1.000 dollari, secondo il prezzo del metallo.
Il punto di rottura sta nella rivendita. Chi vince un Oscar assegnato dopo il 1950 deve prima proporre la statuetta all’Academy a 1 dollaro. Questa clausola cancella di fatto qualsiasi mercato. Circolano liberamente soltanto gli Oscar precedenti a quell’anno, ed è lì che stanno le cifre alte.
Michael Jackson, nel 1999, ha pagato X. Nel 2011 la statuetta di Orson Welles, vinta per la scrittura di Quarto potere, è stata venduta a circa 860.000 dollari.
Quei valori superano di molto la cifra nota per il Pallone d’Oro. Il confronto, però, mette a paragone un solo scambio del trofeo calcistico, con qualche dubbio sull’oggetto venduto, e due vendite di statuette storiche. Non esiste un listino, e nessuna delle due serie di prezzi si può considerare una quotazione.
Per chi segue il calcio come business, il dato da tenere d’occhio non è il metallo ma ciò che si negozia dopo la cerimonia. Nei prossimi mesi il vincitore del 2026 userà il premio al tavolo di sponsor e rinnovi, ed è lì che il trofeo da 3.000 euro si trasforma in valore.
Dati ripresi da QuiFinanza, articolo di Luca Incoronato pubblicato lunedì 26 ottobre 2026.