Dal 1° novembre 2026 ogni articolo ordinato da un negozio online extra-UE e spedito in Europa costerà 2 euro in più. Si chiama Union Handling Fee, in sigla UHF, ed è un contributo fisso che non dipende dal prezzo della merce. Lo ricostruisce Money.it, che ne ha spiegato il funzionamento.
Il denaro serve a coprire il lavoro delle dogane europee, che devono elaborare i dati, valutare i rischi e fare i controlli di sicurezza sui pacchi in arrivo. Il valore del prodotto non entra nel calcolo: una maglietta economica e una giacca costosa pagano la stessa cifra. L’obiettivo dichiarato è doppio. Da una parte frenare i colossi cinesi, accusati di concorrenza sleale; dall’altra ridurre il carico dei controlli alla frontiera.
Il conto si fa per pezzo, non per spedizione. Un pacco con tre oggetti diversi porta quindi 6 euro di commissione, e la somma resta pagata anche se la merce viene restituita. Fanno eccezione gli articoli identici: due pezzi con lo stesso codice doganale pagano la tassa una volta sola.
Sul piano formale l’obbligo doganale spetta all’importatore. In pratica a pagare sarà chi compra. Le grandi piattaforme extra-UE, da Shein a Temu fino ad AliExpress, useranno l’inversione contabile e scaricheranno l’importo sul consumatore. Lo vedrai nel carrello, prima della conferma dell’ordine.
La base giuridica ha due livelli. Il paragrafo 10 dell’articolo 20 del Regolamento (UE) 2026/2108 lascia la facoltà di fissare un contributo monetario che compensi vigilanza e tracciamento doganale. Il 21 settembre 2026 la Commissione europea ha adottato il regolamento delegato C(2026)6694, che ha stabilito la cifra di 2 euro.
La UHF non sostituisce il dazio temporaneo di 3 euro introdotto a luglio, ma si aggiunge. Il dazio riguarda i beni sotto i 150 euro e si paga a spedizione; la UHF vale per tutti gli ordini, senza soglia di valore. Chi ordina un solo articolo economico paga così 5 euro di costi d’ingresso: 3 di dazio e 2 di UHF.
Fino a giugno 2026 i pacchi extra-UE sotto i 150 euro entravano senza dazi e pagavano solo l’IVA. Quella franchigia è stata azzerata. Il costo fisso per ordine è passato da zero a 3 euro, e dal 1° novembre cresce ancora in base al numero di pezzi.
Money.it non indica se le piattaforme assorbiranno una parte del costo o se lo gireranno per intero ai clienti. Il testo descrive il meccanismo dell’inversione contabile, cioè il passaggio dell’importo al consumatore, ma non pubblica stime sui rincari medi dei carrelli. Finché mancano i primi listini aggiornati, la cifra finale resta da verificare ordine per ordine.
Chi compra spesso piccoli oggetti diversi sentirà l’effetto più degli altri. Prima di pagare conviene contare i pezzi, non i pacchi: con tre articoli distinti la UHF vale da sola 6 euro, a cui si somma il dazio di luglio per gli ordini sotto i 150 euro.
Secondo Money.it, articolo di Patrizia Del Pidio pubblicato il 20 ottobre 2026.