Domenica 1° novembre 2026 debutta la Union Handling Fee, in sigla UHF: un prelievo europeo fisso di 2 euro su ogni articolo che arriva da un Paese fuori dall’Unione. Lo riporta Money.it, che cita le prime istruzioni operative diffuse dall’Agenzia ADM, quella di Dogane e Monopoli, con un avviso del 23 ottobre.

La misura è strutturale e senza scadenza. Se rimandi indietro un ordine, i 2 euro non tornano indietro. Il prelievo, inoltre, non sostituisce nulla: si aggiunge alla tassa provvisoria di 3 euro che grava dallo scorso luglio sui pacchi fino a 150 euro, introdotto dal regolamento (UE) 2026/382 con l’eliminazione della franchigia.

La differenza tra i due sta nella platea. Quella da 3 euro riguarda solo le spedizioni di valore contenuto, mentre la UHF tocca tutte le spedizioni, sia sotto sia sopra quella cifra. Chi compra spesso abbigliamento da piattaforme cinesi come Shein o Temu è il caso più evidente, ma la regola non fa distinzioni di merce.

Articolo non vuol dire oggetto fisico. Il conto si fa sulle voci merceologiche della dichiarazione doganale, cioè sui codici TARIC. Money.it fa un esempio: un pacco dal valore di 100 euro con tre magliette, due pantaloni e quattro paia di cuffie contiene dieci oggetti ma solo tre voci, perché magliette e pantaloni hanno codici diversi. La tassa provvisoria pesa 9 euro, la UHF altri 6, per un totale di 15 euro.

Chi versa la somma? Secondo la ricostruzione di Money.it il pagamento dovrebbe spettare al debitore dell’obbligazione doganale, individuato nel dichiarante, e cioè corriere o rappresentante doganale, i soggetti che portano la merce davanti alla dogana. Money.it non spiega se e come il costo venga poi girato a chi ordina. Conviene quindi controllare la scheda del venditore o del corriere prima di pagare.

Altri due dettagli contano. I 2 euro non sono esenti: fanno parte della base su cui si calcola l’IVA. Sempre da domenica scatta l’obbligo dei codici Product Identifiers (PID) in ogni vendita a distanza.

Resta il capitolo italiano. Il contributo nazionale da 2 euro previsto dalla legge 199/2025 doveva partire il 1° ottobre ed è stato spostato a dicembre, precisamente al giorno 1, con il decreto legge 162 del 17 settembre. Le due imposte funzionano in modo diverso: quella europea si calcola per voce merceologica, quella italiana pesa una volta sull’intero pacco.

Il nodo aperto riguarda il cumulo. Non è chiaro se da dicembre le due somme si pagheranno insieme insieme sul stesso pacco o se scatterà un meccanismo di esclusione, e Money.it non riporta chiarimenti.

Per gli ordini di novembre, il prezzo finale va ricalcolato contando le categorie di prodotto e non i pezzi. Da dicembre bisognerà seguire le indicazioni dell’ADM per capire se il contributo italiano si somma a quello europeo.

Secondo Money.it, articolo di Patrizia Del Pidio pubblicato il 28 ottobre 2026, sulla base dell’avviso dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli del 23 ottobre 2026.