I contratti future sull’oro sono saliti dell’11% in un mese, arrivando a 4.480,90 dollari l’oncia. I contratti spot restano poco sotto, a 4.424,28 dollari. A spingere il rally è stato un report sull’occupazione Usa più debole delle attese, che ha spiazzato gli investitori e alimentato le scommesse su una pausa della Fed nella riunione di settembre.
A luglio le buste paga non agricole calcolate dal Bureau of Labor Statistics sono diminuite di 23.000 unità, il primo calo dal febbraio 2026, contro un aumento atteso di circa 83.000 posti. È un segnale di rallentamento del mercato del lavoro americano, rafforzato dalle revisioni al ribasso dei mesi precedenti.
Il mercato prezza oggi una probabilità del 65% che la Fed lasci i tassi invariati il 15 e 16 settembre, nella prima riunione guidata dal presidente Kevin Warsh dopo questi dati. Anche l’inflazione, in linea con le stime, aveva già raffreddato le ipotesi di un rialzo nei giorni precedenti.
Su questo scenario, Money.it ha raccolto il punto di vista di Patrick Kennedy, che ha fondato AllSource Investment Management, società di gestione patrimoniale con sede a Hartford. In precedenza aveva guidato a Morgan Stanley la divisione dedicata agli investimenti alternativi. Kennedy racconta di essere positivo sull’oro dal 2024 e di aver letto il ribasso della prima metà del 2026 come un’occasione di acquisto. Il suo fondo ha aumentato l’esposizione a GLDM, lo SPDR Gold MiniShares Trust, proprio sul minimo di luglio, prima che l’oro archiviasse la sua settimana migliore da gennaio.
GLDM, il fondo su cui punta Kennedy, ha chiuso la seduta di ieri a 87,45 dollari, in progresso del 10% nel mese. Il motivo della preferenza, spiega Kennedy, sta nei costi: il fondo trattiene 10 punti base l’anno. È un livello nettamente più basso dei 40 punti base di GLD, il grande ETF SPDR sull’oro fisico, e dei 25 di IAU, l’equivalente di iShares. Su un orizzonte pluriennale, quella differenza pesa sul rendimento netto. GLD, precisa comunque Kennedy, resta preferibile a chi cerca liquidità immediata o vuole operare con le opzioni.
Le società minerarie restano invece, per Kennedy, uno strumento satellite e non centrale. Offrono un’esposizione a leva sul prezzo del metallo, quindi un potenziale di rendimento più alto ma anche più volatilità. Il GDX, l’ETF VanEck sui minatori d’oro, lo dimostra: un progresso di circa il 29% nel mese, dopo un calo di ben il 21% dai massimi di marzo. Per la maggior parte dei risparmiatori, conclude Kennedy, l’oro fisico dovrebbe restare la posizione centrale e le miniere una scommessa accessoria.
Kennedy tiene a precisare un punto sui tassi: per ora il rialzo dell’oro non nasce dall’attesa di tagli. La Fed ha tenuto i tassi fermi tra 3,50% e 3,75% durante tutto l’anno, e fino ai dati sul lavoro un aumento a settembre restava un’ipotesi concreta. Dopo i Non Farm Payrolls, sostiene Kennedy, a sparire dai radar del mercato è stato il rischio di un rialzo, non l’arrivo di eventuali tagli, che dice non essere ancora sul tavolo.
Sul fronte dei prezzi, il CPI, l’indice dei prezzi al consumo Usa, segna un +3,4% annuo, con il dato core al 2,5%. I rischi restano comunque alti, avverte Kennedy: lo Stretto di Hormuz è ancora bloccato, Teheran pone condizioni per riaprirlo. Il Brent tratta vicino a quota 90 dollari al barile e l’energia costa circa il 15% in più su base annua. Per Kennedy il vero rischio non è solo inflattivo, ma quello di un errore della Fed: Warsh promette tassi alti a lungo proprio mentre il lavoro Usa si indebolisce, una combinazione da stagflazione, lo scenario in cui l’oro tende storicamente a comportarsi bene.
Kennedy cita anche il sostegno delle banche centrali, che secondo lui non si è mai fermato, a partire dalla banca centrale cinese. La PBOC ha comprato 19,9 tonnellate d’oro il mese scorso, il ritmo mensile più alto dall’ottobre 2023. Anche gli afflussi sugli ETF sull’oro sono saliti per cinque sessioni di fila, ai massimi in sei settimane: segno, nota Kennedy, che a comprare non sono solo i piccoli risparmiatori.
Un dettaglio aiuta a inquadrare questa lettura: è l’opinione di un singolo gestore, non una tesi condivisa dal mercato, e il fondo di Kennedy ha una posizione diretta proprio sull’ETF che consiglia. Non invalida l’analisi, ma chi legge dovrebbe tenerlo presente prima di replicare la scelta.
Per chi valuta un ingresso sull’oro tramite ETF, la differenza tra pochi punti base pesa nel tempo più del titolo del giorno. Conviene confrontare i costi annui prima di scegliere il fondo, e trattare le miniere come un’aggiunta rischiosa, non come il grosso della posizione. Da segnare in calendario è la riunione della Fed, il 15 e 16 settembre. Se il lavoro Usa continuerà a indebolirsi, il rischio di stagflazione descritto da Kennedy diventerà il tema centrale per chi tiene oro in portafoglio.
Dichiarazioni raccolte da Money.it in un’intervista a Patrick Kennedy, pubblicata il 18 agosto 2026.