Un grafico di lungo periodo sta dicendo più cose delle notizie sui tassi di questi giorni. Money.it osserva che oro e argento poggiano ora sugli stessi due indicatori tecnici pluriennali, una circostanza che secondo l’analisi non capita spesso. Il modo in cui i prezzi risponderanno a questi riferimenti nelle prossime settimane potrebbe chiarire se il calo recente sia una semplice battuta d’arresto oppure l’avvio di una fase più lunga.
Sul lato dell’oro, il prezzo oggi si appoggia a due linee di tendenza costruite su orizzonti diversi: una copre gli ultimi ventuno mesi, l’altra è una versione esponenziale che guarda ai nove trimestri più recenti. La prima taglia fuori gran parte del rumore di breve termine, utile per leggere la direzione di fondo del mercato. La seconda si muove con più prontezza quando i prezzi cambiano marcia, pur restando pensata per orizzonti ampi. Quando le due linee convergono nello stesso intervallo di prezzo, il mercato entra in un passaggio in cui compratori e venditori devono decidere se il ribasso in atto stia perdendo forza o abbia ancora margine.
Un tassello, però, manca ancora all’appello. Guardando ai dati giornalieri, il prezzo dell’oro resta sotto una terza soglia, quella dei duecento giorni, oggi vicina a 4.623 dollari l’oncia. Fino a quando le quotazioni non torneranno sopra quel numero, la fase rialzista di fondo non potrà dirsi confermata.
Il quadro dell’argento non è troppo diverso. Dopo un ribasso pesante nei mesi passati, anche il metallo bianco è tornato a muoversi accanto agli stessi due riferimenti temporali che stanno guidando la lettura sull’oro. Una convergenza così ampia tra i due metalli preziosi non capita spesso, e non è detto che basti a fermare la fase di ribasso in corso. Resta però un segnale che gli operatori difficilmente ignorano.
Le proiezioni su oro e argento sono scese parecchio nelle ultime settimane, e le cause non sono un mistero. Un biglietto verde in rafforzamento penalizza tipicamente le materie prime prezzate in dollari, mentre cedole più generose sui titoli di Stato tolgono appeal a un asset che non paga interessi propri. Ci si aggiunge anche l’incognita sulle prossime scelte della Federal Reserve.
L’argento gioca anche una partita in più rispetto all’oro. Non è soltanto un bene su cui rifugiarsi nei momenti di incertezza: entra nei circuiti stampati, nei pannelli fotovoltaici, nei motori elettrici e in diverse tecnologie della transizione verde. Il suo prezzo segue quindi tanto la finanza quanto la salute dell’economia reale.
Se questi livelli reggeranno, agosto potrebbe aprirsi come il mese in cui il quadro dei prezzi torna a essere più ordinato. Se invece dovessero cedere sotto la pressione delle vendite, cresce il rischio che il ribasso vada a toccare i riferimenti successivi, più in basso. A stabilirlo non sarà l’opinione di un singolo analista, ma il comportamento effettivo dei prezzi su quei due indicatori, settimana dopo settimana.
Per chi ha oro o argento in portafoglio, il numero da tenere d’occhio nelle prossime settimane non è la previsione di un report, ma la tenuta di quei due indicatori pluriennali su cui entrambi i metalli si stanno muovendo adesso. Se resistono, un ritorno sopra quota duecento giorni diventa più probabile; se si spezzano, meglio aspettarsi un altro tratto di ribasso prima di aumentare l’esposizione.
Dati e analisi tecnica riportati da Money.it in un articolo di Gerardo Marciano pubblicato il 28 luglio 2026.