L’oro ha perso il 3,8% lunedì 28 settembre e ha chiuso a 4.131 dollari l’oncia. In giornata era sceso fino a 4.111 dollari, un minimo che non si vedeva dal 5 agosto. Secondo Money.it, lo trascina giù la puntata degli operatori su un altro aumento dei tassi americani, quelli della Federal Reserve.

Una scommessa non è una decisione. Nel quadro descritto dalla fonte tra lunedì e martedì, gli operatori danno circa il 70% di probabilità a un rialzo da un quarto di punto nella seduta Fed di ottobre. La Fed non ha ancora mosso i tassi e non ha annunciato nulla. Quel 70% misura ciò che il mercato si aspetta, non ciò che la banca centrale farà.

Il meccanismo è semplice. Se i tassi americani salgono, o si pensa che stiano per salire, cresce con loro anche il rendimento del Treasury a dieci anni: la fonte lo indica tra 5,23 e 5,25%, ai massimi dal 2007. Il dollaro si rafforza, e l’indice Dxy si avvicina a quota 101,2-101,3, secondo la fonte il valore più alto da due mesi. L’oro non paga interessi. Quando un titolo di Stato rende di più e la valuta in cui si prezza costa di più, tenerlo in portafoglio diventa meno conveniente.

Reuters ha sentito Adrian Ash, che guida la ricerca di BullionVault: legge la caduta come effetto del costo del debito americano, arrivato ai massimi da decenni. Il dato sul rendimento arriva dalla stessa fonte che racconta la discesa dell’oro, quindi conviene leggerlo come una fotografia di questi giorni, non come una previsione.

Le altre pressioni sono tecniche. L’argento ha perso ancora di più, il 5%, e si è fermato a 61,02 dollari l’oncia. I money manager hanno ridotto le posizioni nette lunghe sull’oro fino ai livelli di fine luglio, dagli Etf sono uscite 1,6 tonnellate e in Cina la domanda di metallo fisico è debole prima delle vacanze d’inizio ottobre: sul mercato locale gli extra di prezzo sono quasi a zero.

Martedì 29 settembre il metallo ha provato a recuperare e, al momento in cui Money.it scriveva, stava sopra 4.160,91 dollari. Il rimbalzo non cambia il quadro: il prezzo resta più di un quarto sotto il record di 5.589 dollari toccato il 28 gennaio 2026. La corsa precedente aveva prodotto, nella maggior parte del 2025, più o meno un record a settimana.

Dal picco di gennaio la discesa è stata interrotta solo da rimbalzi brevi. A inizio agosto, con l’oro già a circa il 28% sotto il massimo, Deutsche Bank vedeva un valore equo a 4.700 dollari per la chiusura dell’anno, puntando sul recupero. Il 16 e 17 settembre la Fed si era riunita, e il metallo arrivava da tre settimane consecutive in calo. Ai prezzi di questi giorni, tra 4.150 e 4.180 dollari, resta sotto quel target. Una stima di banca, con la sua data, non un punto d’arrivo.

Chi ha oro in portafoglio o in un Etf dovrebbe guardare la riunione Fed di ottobre più del prezzo di oggi. Se i tassi restano fermi, la scommessa che ora pesa sul metallo perde la sua base; se salgono, la pressione trova conferma.

Secondo Money.it (Ufficio Studi), nell’articolo pubblicato martedì 29 settembre 2026, con dati di lunedì 28 e martedì 29 settembre e citazioni di Reuters.