Nella seduta di venerdì 25 settembre Fincantieri si è fermata a 11,78 euro, mentre nel 2026 era arrivata sopra quota 20. Da gennaio il titolo lascia sul terreno quasi il 30%, e intanto il gruppo cantieristico dichiara un carico di lavoro di 73,9 miliardi di euro. Secondo Money.it, proprio la distanza tra conti e quotazione rende il caso difficile da leggere.

Conviene tenere separate tre grandezze. Il carico di lavoro è un totale di ordini e prospettive, non un fatturato. Il backlog contrattualizzato vale 43 miliardi, cioè quasi cinque annualità dei ricavi 2025. I restanti 30,9 miliardi sono soft backlog: opzioni su contratti esistenti, lettere d’intenti, trattative avanzate e programmi della Difesa italiana ancora da tradurre in ordini.

I ricavi, intanto, non crescono. Nel primo semestre 2026 restano a 4,58 miliardi, come un anno prima. Cambia la redditività: l’Ebitda sale del 12,5% a 350 milioni, con un margine dal 6,8% al 7,6%, e l’utile netto passa da 35 a 102 milioni. Un ordine in portafoglio, quindi, non è ancora un ricavo, e un ricavo non è ancora un utile.

Scende anche il debito. La posizione finanziaria netta rettificata cala da 1,311 miliardi a 756 milioni, ma a febbraio il gruppo aveva raccolto circa 500 milioni emettendo azioni nuove a 15,32 euro, un decimo del capitale di partenza. Senza quella raccolta, il debito netto sarebbe a 1,234 miliardi. Il mercato ha dovuto digerire la diluizione e chiedersi come sarebbero stati usati quei soldi.

A luglio è arrivata l’indicazione: Fincantieri ha rilevato la maggioranza di quattro società del subacqueo, tra cui WSense e Next Geosolutions, con un esborso iniziale di circa 600 milioni. In quel settore il semestre ha portato 356 milioni di ricavi e un margine Ebitda del 17%, oltre il doppio di quello del gruppo. Il quadro pro forma 2026 con le acquisite, cioè 220 milioni di Ebitda su circa 1,1 miliardi di fatturato, è una stima di Fincantieri e non un dato verificato da terzi.

La Difesa è la variabile più esposta. Il confronto con il 2025 risente dell’ordine straordinario della Marina indonesiana e del riassetto del programma Constellation deciso dalla US Navy. Giovedì 24 settembre la joint venture con Leonardo, Orizzonte Sistemi Navali, ha firmato con l’OCCAR due cacciatorpediniere DDX per la Marina Militare: il contratto tocca i 3,7 miliardi, e a Fincantieri vanno subforniture per 1,8 miliardi. Nella stessa seduta il titolo è sceso da 12,44 a 11,76 euro, oltre il 5%, con volumi in forte aumento.

Gli analisti guardano altrove, ma sono giudizi con un nome, non una previsione di Economix e nemmeno un invito a comprare o vendere. Jefferies ha portato a luglio il target da 19 a 20,5 euro con giudizio Buy: è il più alto in circolazione e supera del 74% il prezzo del 25 settembre. Deutsche Bank indica 19 euro, sempre Buy. BNP Paribas Exane è la più cauta, con Neutral e obiettivo a 15 euro. Il target medio del consenso citato da Money.it è di 17,70 euro, cioè metà strada sopra il prezzo.

Sul grafico la lettura è meno generosa. Il primo appoggio sta tra 11,50 e 11,60 euro; sotto, il riferimento successivo è il minimo dell’ultimo anno, 9,62 euro. Sopra, l’area 12,30-12,70 ha respinto il titolo più volte a settembre.

Per quest’anno l’azienda mantiene le indicazioni date: 9,3-9,4 miliardi di ricavi e 140-180 milioni di utile netto. Al 2030 mira a un utile vicino a 500 milioni. Sono obiettivi aziendali, e la strada passa dai margini.

Chi segue il titolo dovrebbe leggere i prossimi conti guardando a due voci: quanto Ebitda diventa cassa e quanto soft backlog diventa ordine firmato. Contano più dei 74 miliardi.

Secondo Money.it, articolo di Gerardo Marciano pubblicato il 29 settembre 2026, con i dati di Borsa del 25 settembre.