Il Tesoro ha chiuso martedì 29 settembre l’ultima asta a medio-lungo termine del mese, e l’esito è netto: lo Stato ha dovuto pagare di più per finanziarsi. Sono stati piazzati 8 miliardi di euro su tre titoli: il BTP quinquennale, il decennale e un CcTeu decennale. Sul 5 e sul 10 anni i rendimenti sono i più alti da ottobre 2023, secondo quanto riporta Money.it.

Conviene leggere bene quel “dal 2023”. Non parliamo di un massimo storico, e nemmeno di un record degli ultimi decenni: significa che da quasi tre anni i rendimenti non arrivavano a questi livelli, e che nel 2023 erano stati più alti.

Il quinquennale apre un nuovo benchmark: prima tranche, scadenza il 1° febbraio 2032. Ne sono stati assegnati 3,5 miliardi al 4%, ben 63 punti base sopra l’asta precedente. Gli investitori hanno chiesto 5,389 miliardi, e la copertura si è fermata a 1,54.

Il decennale, in scadenza il 1° ottobre 2036, era alla terza tranche. Il Tesoro ne ha assegnati 3 miliardi al 4,58%, cioè 49 punti base sopra l’asta precedente. Gli ordini sono stati 4,678 miliardi e la copertura è arrivata a 1,56.

Il CcTeu, nona tranche di un titolo che scade il 15 aprile 2036, ha raccolto 1,5 miliardi al 3,38%. Qui la domanda è stata di 2,617 miliardi, per una copertura di 1,75, la più alta dei tre titoli.

Il meccanismo è semplice. Quando sul mercato secondario il costo del debito sale, il Tesoro non può offrire titoli nuovi a condizioni più leggere: nessuno li comprerebbe. L’asta, quindi, si adegua a quello che i mercati chiedono già da settimane.

E i mercati chiedono di più per due motivi che la fonte indica. Il primo è l’attesa di tassi alti più a lungo, alimentata da un nuovo shock sul prezzo del greggio e da quanto pesa sull’inflazione. Il secondo sono le attese sulle prossime mosse della BCE. A questo si somma la tensione sui bond globali, con i Treasury americani nel mirino da settimane.

Anche il mercato secondario racconta la stessa storia. Nella seduta di martedì il decennale italiano ha perso 1 punto base, restando al 4,58%. Alle spalle ha un mese di rialzi per 48 punti base. Il Bund tedesco ha ceduto 2 punti base e rende il 3,62%.

Lo spread tra i due titoli è tornato vicino a quota 100. Durante la giornata le rilevazioni giravano attorno a quota 96: un valore intraday, non una chiusura. Il dato conta perché misura quanto in più chiede il mercato per prestare all’Italia rispetto alla Germania, e la soglia dei 100 punti resta un riferimento psicologico.

C’è un limite da tenere presente. Coperture sopra 1,5 dicono che le richieste hanno superato l’offerta, ma il prezzo per ottenerle è stato alto. Un’asta ben coperta a rendimenti in salita non è un segnale di calma: è il segnale che gli investitori comprano, ma a patto di essere pagati di più.

Per chi risparmia, la lettura è doppia. I titoli di Stato nuovi rendono di più di quelli emessi qualche mese fa, mentre chi ha in portafoglio BTP già in circolazione vede scendere il loro prezzo di mercato. Per lo Stato, invece, ogni miliardo collocato oggi costa più interessi negli anni a venire.

Ottobre porta il ritorno del BTP Valore, in versione doppia, insieme ad altre emissioni di BTP e BOT: sarà il primo confronto diretto con questi rendimenti da parte di chi investe piccole somme. Chi pensa di sottoscriverlo farà bene a guardare lo spread e il rendimento del 10 anni nei giorni prima del collocamento.

Secondo Money.it, articolo di Laura Naka Antonelli pubblicato martedì 29 settembre 2026 sull’asta dei titoli di Stato.