Il gruppo guidato da Sam Altman starebbe negoziando un nuovo round di capitale che spingerebbe il proprio valore fino a quota 1.500 miliardi, calcolata in dollari, secondo quanto riportato ieri da più fonti finanziarie internazionali. La notizia arriva a pochi giorni dall’intervista in cui lo stesso Altman aveva escluso una quotazione in borsa nel 2026.

DealBook, la newsletter di finanza del New York Times, avrebbe scritto, citando persone a conoscenza dei colloqui, che alcuni investitori avrebbero proposto d’investire valutando la società attorno ai 1.200 miliardi. Il gruppo di Altman punterebbe però più in alto, chiedendo una cifra ben superiore, quasi il doppio dei 730 miliardi fissati nell’ultimo round di raccolta.

Il Wall Street Journal avrebbe confermato che i colloqui con gli investitori sarebbero già a uno stadio preliminare, indicando anch’esso una soglia superiore ai 1.200 miliardi. La richiesta di un valore più alto si spiegherebbe con la crescita dello strumento di programmazione Codex, il prodotto concorrente sviluppato da Anthropic con il nome di Claude Code, e con l’arrivo dei modelli più recenti dell’azienda, GPT-5.6 Sol e GPT-6 Astra.

Ad agosto, sempre secondo il resoconto, i ricavi annualizzati del gruppo avrebbero sfiorato i 40 miliardi di dollari, il doppio di quanto previsto entro la fine del 2025.

Il paragone con Anthropic aiuta a capire la posta in gioco. A maggio la rivale californiana, la società dietro il chatbot Claude, aveva chiuso un finanziamento da 65 miliardi con un valore successivo attorno ai 965 miliardi di dollari; a guidare l’operazione sarebbero stati Dragoneer, Sequoia Capital, Greenoaks e Altimeter Capital. Poche settimane più tardi, Bloomberg avrebbe riferito che la società avrebbe comunicato ai propri investitori ricavi annualizzati oltre i 65 miliardi, un dato che supererebbe quello dichiarato da OpenAI.

Il Financial Times ha aggiunto che gli investitori della società prevederebbero un salto dei ricavi fino a una forbice tra 100 e 120 miliardi entro la chiusura del 2026, e che un debutto in borsa entro l’anno potrebbe portare la valutazione oltre quota 2.000 miliardi di dollari.

Sul fronte della quotazione, OpenAI resta invece ferma. In un’intervista a Fortune andata in onda domenica, Altman aveva escluso un ingresso in borsa entro il 2026, citando le preoccupazioni per la sicurezza della tecnologia e definendo il momento poco indicato per un debutto pubblico. Aveva spiegato che l’azienda potrebbe dover scegliere strade non allineate con chi possiede le sue azioni, per esempio una pausa nello sviluppo dei modelli più avanzati per dare priorità alla sicurezza. Nessuna fretta di quotarsi, aveva aggiunto: lo farà quando sarà pronta.

Per chi segue il settore, la cifra da monitorare non è ancora la valutazione finale, perché nessuna delle due parti avrebbe chiuso un accordo. Se il round si concretizzasse alle condizioni che OpenAI starebbe chiedendo, cambierebbe anche il metro con cui si misurano le società tecnologiche più grandi non quotate al mondo.

Dati e dichiarazioni ripresi da Forbes Italia, che cita New York Times, Wall Street Journal, Bloomberg e Financial Times, nell’articolo pubblicato mercoledì 16 settembre 2026.