OpenAI sta negoziando con MGX, fondo sovrano di Abu Dhabi, e con BlackRock una raccolta di capitali: 30 miliardi di dollari. Se l’intesa si chiudesse, la società di ChatGPT varrebbe intorno a 1.400 miliardi, calcolati prima dei nuovi capitali. Lo riporta Cryptonomist, che rilancia indiscrezioni di Bloomberg e TheNextWeb.
L’accordo non è chiuso. Da BlackRock e dalla stessa OpenAI nessun commento, mentre MGX non ha replicato alle domande, e i termini potrebbero ancora cambiare. Per ora la valutazione resta una cifra possibile, non un prezzo concordato.
Colpisce soprattutto la struttura. Di solito un investitore guida tratta le condizioni con la società e dà un riferimento agli altri. Qui, secondo le indiscrezioni, OpenAI ha scelto da sé il prezzo e lo propone ai partecipanti. Chi entra accetta una valutazione che nessun terzo ha messo alla prova.
Il salto è netto. A marzo la società ha incassato 122 miliardi di dollari, con un prezzo implicito di 852 miliardi. Quel round doveva essere l’ultimo privato prima della Borsa, ma la quotazione è slittata al 2027 come minimo. Sam Altman, secondo TechCrunch, ha escluso un debutto quest’anno per dare priorità alla sicurezza dell’intelligenza artificiale. Bloomberg descrive la nuova raccolta, se si farà, come un round ponte verso quella quotazione.
Il peso di MGX spiega perché il suo nome ricorra. Il fondo è presieduto dallo sceicco Tahnoon, e nel 2026 i capitali raccolti sfiorano i 50 miliardi di dollari. Ha già quote in xAI, Anthropic e OpenAI. Il suo contributo, con un gruppo di fondi emiratini, arriverebbe a un massimo di 10 miliardi. Con BlackRock condivide un altro veicolo da 30 miliardi dedicato alle infrastrutture AI, a cui partecipano Microsoft e Nvidia.
Al tavolo, sempre secondo le indiscrezioni, siederebbero anche il fondo patrimoniale dell’Università della California e due sostenitori storici: Andreessen Horowitz e Thrive Capital.
Il confronto con l’Europa aiuta a misurare le distanze. Bruxelles ha lanciato un programma per le gigafactory AI che usa lo stesso numero, 30 miliardi, ma in euro: circa 10 dovrebbero arrivare da UE e Stati membri, 20 dai privati. L’impegno pubblico reale, finora, supera di poco il miliardo.
I bandi per sette gigafactory sono partiti a luglio. A giugno i consorzi interessati erano scesi da circa settanta a dieci. Deutsche Telekom vuole garanzie sui clienti futuri prima di firmare. Telefonica pensa a una partecipazione minore. Ogni sito dovrebbe ospitare almeno 100.000 chip, con cantieri a inizio 2027 e primi impianti attivi a metà 2028.
Il paragone dice una cosa precisa: negli Stati Uniti una singola società privata cerca in un colpo solo i capitali che l’Europa fatica a mobilitare in anni. Resta un’ipotesi anche questa, perché il round di OpenAI non è firmato.
Per chi segue il settore, il segnale da guardare nelle prossime settimane è la conferma o la smentita dell’accordo, con il prezzo effettivo. Se la valutazione di 1.400 miliardi reggerà, sarà il riferimento per ogni quotazione AI del 2027.
Secondo Cryptonomist, nell’articolo di Francesco Antonio Russo del 6 ottobre 2026, che cita Bloomberg, TheNextWeb e TechCrunch.