Mario Draghi ha proposto che l’Unione europea destini 100 miliardi di euro all’intelligenza artificiale, attingendo al proprio bilancio comune. Non è una decisione di Bruxelles: è l’idea lanciata dall’ex presidente del Consiglio giovedì 1 ottobre a Zurigo, durante una conferenza al Politecnico federale ETH organizzata con la Banca nazionale svizzera. Secondo Adnkronos, il cuore del ragionamento è che la crescita resta l’unica leva con cui l’Europa può ancora alleggerire il proprio debito.

Il punto di partenza è un divario di infrastrutture. Sul calcolo per l’AI l’Europa pesa meno del 5% su scala mondiale, mentre nell’economia globale ha circa il 15%. Portare la quota europea a quel livello entro il 2030 richiederebbe, stando a uno studio citato da Draghi, investimenti complessivi per circa 1.300 miliardi.

I 100 miliardi servirebbero solo a una parte di quella cifra. Sarebbero la quota pubblica necessaria a ridurre il rischio per chi investe, cioè a convincere i privati a mettere il resto. Draghi ha osservato che l’importo assorbirebbe circa il 5% del prossimo bilancio Ue, ancora in negoziazione, e sgraverebbe i conti nazionali mentre i governi cercano di rimettere in ordine i propri.

Perché l’AI c’entra con il debito? Il ragionamento di Draghi passa da due forze. Il tasso d’interesse dipende sempre più da fattori esterni all’Europa, quindi resta la crescita. Mezzo punto in più all’anno fino al 2040, con una parte del gettito aggiuntivo messa da parte, coprirebbe circa un terzo della strada verso un debito sostenibile. Il resto dello sforzo sarebbe simile a quello che l’Europa ha già affrontato in passato.

Dove arriverebbe quella crescita? Per l’ex premier, se l’AI viene adottata in fretta, la produttività totale dei fattori potrebbe crescere ogni anno di 0,4 punti in più per dieci anni. A questo si sommerebbero altri 0,5 punti l’anno, in arrivo dalle riforme nazionali e da quelle del mercato unico. Sono stime di Draghi, non risultati misurati: dipendono da quanto in fretta le imprese adotteranno gli strumenti e da quanto i governi riusciranno a riformare.

C’è poi il capitolo dei capitali privati. Completare il mercato unico e l’unione dei mercati dei capitali farebbe salire i ritorni sugli investimenti europei, oggi più bassi di un quinto circa rispetto a quelli americani per i grandi gruppi. Con tassi non più alti del necessario, i privati potrebbero sostenere una fetta maggiore degli investimenti in tecnologia, energia pulita e difesa.

Il discorso contiene anche un avvertimento politico. Draghi ricorda che la moneta unica poggia su due pilastri, l’indipendenza della banca centrale e i conti pubblici in ordine, impianto che a suo giudizio resta corretto. Ma senza crescita, la sola disciplina fiscale non basta. Per questo chiede a governi e istituzioni di fare propria la crescita come scopo dell’Unione, a partire dalla roadmap comune che discende dal suo rapporto sulla competitività.

Il limite è evidente. Un discorso non è un piano approvato, e il bilancio Ue è oggetto di una trattativa tra Stati con priorità diverse. Nessuna delle stime citate arriva da una verifica indipendente.

Chi segue l’AI in Europa dovrebbe tenere d’occhio le prossime sedute sul bilancio comunitario: se i 100 miliardi entreranno nelle bozze, la proposta diventerà un fatto.

Secondo Adnkronos, che ha riportato il discorso di Mario Draghi a Zurigo il 1 ottobre 2026.