Il Dipartimento del Tesoro mette all’asta venerdì 25 settembre una nuova serie di Buoni Ordinari del Tesoro a 182 giorni, per un importo di base di 7,5 miliardi di euro a cui si aggiungerà quello da 0,75 dell’asta supplementare di lunedì 28. Il titolo, identificato dal codice IT0005733115, scadrà il 31 marzo 2027 e sostituirà in gran parte un BOT equivalente che arriva a scadenza il 30 dello stesso mese.
Chi ha prenotato come investitore retail entro giovedì 24 settembre partecipa all’assegnazione diretta. Chi lo sottoscrive per la prima volta, invece, riceve i titoli il mercoledì successivo, il giorno in cui il vecchio BOT semestrale smette di essere fruttifero.
Il collocamento arriva in una fase di rendimenti in salita anche sulle scadenze più corte, secondo un’analisi di Money.it basata sui dati Investing. Il rendimento implicito circolava mercoledì al 2,735% per la scadenza semestrale e al 3,121% per quella annuale, livelli ai massimi da inizio periodo. Un anno prima, a settembre 2025, il BOT a 6 mesi rendeva meno del 2%: la risalita premia chi presta denaro allo Stato e pesa su chi deve rifinanziare un debito.
Con questi rendimenti, il prezzo di aggiudicazione atteso viaggia poco sopra 98,6, coerente con le quotazioni di titoli a scadenza simile già sul mercato: un BOT zero coupon con rimborso a marzo 2027 vale 98,744, uno con rimborso ad aprile 98,425.
Su un investimento da 50.000 euro, il guadagno netto stimato a scadenza, dopo il fisco che trattiene il 12,5% sugli interessi e il bollo che scende allo 0,10% per la durata a sei mesi, si aggira sui 500 euro in sei mesi. Chi investe cifre più piccole, per esempio 2.000 euro, incassa un rendimento proporzionale, ma deve fare i conti con i costi fissi: la banca può applicare fino allo 0,10% di commissione d’acquisto per legge (decreto del 15 gennaio 2015), a cui però alcuni broker aggiungono una commissione minima per operazione che in certi casi arriva a 20 euro, oltre al costo annuo del dossier titoli, di norma qualche decina di euro se va aperto apposta.
Su importi piccoli quei costi fissi possono mangiarsi buona parte del guadagno. Chi non ha già un dossier titoli attivo, o si trova commissioni minime di 2-3 euro per operazione, farebbe bene a verificare la convenienza reale prima di sottoscrivere cifre contenute.
Restano due rischi da monitorare, anche se la durata semestrale li rende meno pesanti che su titoli più lunghi. Il primo è il rischio tassi: se i rendimenti continuano a salire dopo l’acquisto, il titolo appena sottoscritto diventa meno competitivo di uno nuovo. Il secondo è il rischio inflazione, che ridurrebbe il guadagno reale se i prezzi corressero più in fretta del rendimento nominale.
Per chi cerca un parcheggio di liquidità in vista dell’inverno, il confronto giusto prima di prenotare non è con i BOT del passato, ma con i conti deposito vincolati a sei mesi, che in questi giorni offrono rendimenti lordi comparabili senza commissioni di intermediazione. La scelta finale dipende da quanto pesa, sulla cifra che si vuole investire, la commissione applicata dal proprio istituto.
Dati e stime riportati da Money.it in un’analisi pubblicata mercoledì 23 settembre 2026.