Il Tesoro ha tolto il premio fedeltà dalle prossime due emissioni di BTP Valore, in vendita da lunedì 19 a venerdì 23 ottobre. Lo ha rivelato Teleborsa e lo ha ripreso Money.it martedì 6 ottobre. Il bonus finale andava a chi comprava in collocamento e teneva il titolo fino a scadenza, e c’era in ogni emissione dal giugno 2023.
Nella stessa finestra di vendita ci saranno due titoli, da comprare uno alla volta oppure entrambi: una novità assoluta. Entrambi durano cinque anni, con scadenza il 27 ottobre 2031. Il BTP Valore classico stacca cedole trimestrali che crescono in tre tappe: tasso basso nei primi due anni, più alto nel terzo e nel quarto, ancora superiore nell’ultimo. Il BTP Valore Insieme ha una cedola sola, incassata alla scadenza insieme al capitale. Sul fronte dei titoli di Stato destinati ai piccoli risparmiatori è un meccanismo mai visto prima.
Quanto valeva quel premio? Da 0,5% a 0,8% del capitale investito. Nell’emissione di marzo 2026, a sei anni, arrivava a 0,8%. Distribuito sulla durata del titolo, faceva poco più dello 0,1% all’anno. Non decideva la scelta, ma rendeva più conveniente il BTP Valore rispetto a un BTP acquistato in Borsa, e frenava chi voleva rivendere in fretta.
Il Tesoro può rinunciarci perché la domanda regge. A marzo 2026 la raccolta ha portato 16,22 miliardi di euro, e nell’intero 2025 il BTP Valore ne aveva raccolti 31,5. Al 30 giugno 2026 ne circolavano 112,62 miliardi, il 4,14% dei titoli di Stato italiani. Il programma di emissioni del 2026 va da 350 a 365 miliardi: il canale per i piccoli risparmiatori è ormai una fonte di finanziamento stabile, non più un esperimento.
C’è anche un motivo di equilibrio. A giugno il debito pubblico è salito a 3.207,2 miliardi secondo Bankitalia, oltre la soglia dei 3.200 mai toccata prima. Gli investitori non residenti hanno in mano il 35,9% del totale, la quota maggiore dal 2011. Scende invece al 14,5% la quota degli altri residenti, in gran parte famiglie e aziende non finanziarie. Quando cambia il clima, i capitali dall’estero se ne vanno più rapidamente di quelli italiani. Risparmiatori che comprano e tengono fino a scadenza stabilizzano il debito, e il Tesoro ora sembra pensare che valgano più del costo del bonus.
Per chi deve scegliere, il confronto è con il BTP quinquennale ordinario, che sul mercato secondario dà circa il 4% lordo. In passato il Tesoro aveva garantito ai BTP Valore un piccolo vantaggio su quel titolo, nell’ordine di alcune decine di punti base, a cui si aggiungeva il bonus. Ora l’intero margine dovrà stare nelle cedole. I tassi minimi garantiti sono attesi venerdì 16 ottobre, insieme al decreto che dà il via all’emissione. Quelli definitivi si fisseranno alla chiusura e potranno solo essere confermati o alzati.
Il Ministero dell’Economia sostiene che i due titoli rendano allo stesso modo sul piano finanziario. Money.it osserva che questo non significa incassare la stessa somma dopo cinque anni. La cedola unica dell’Insieme dovrà superare la somma di quelle del titolo a gradini, perché i soldi che arrivano alla fine remunerano anche l’attesa. Chi lo compra non deve tenerlo fino al 2031: se lo vende sul MOT incassa il prezzo di quotazione più gli interessi maturati, ma il prezzo può muoversi contro di lui.
Gli altri vantaggi non cambiano. Si parte da 1.000 euro, senza commissioni in collocamento, con interessi tassati al 12,5% anziché al 26% dei conti deposito. Restano anche l’esenzione dall’imposta di successione e l’esclusione dall’ISEE fino a 50.000 euro. Se compri online o fuori sede, però, non puoi ripensarci dopo l’ordine.
Prima del 16 ottobre non c’è ancora un tasso su cui decidere. Conviene aspettare l’annuncio e confrontare le cedole minime con il 4% lordo del quinquennale.
Secondo Money.it, che cita Teleborsa e il Ministero dell’Economia e delle Finanze, articolo pubblicato martedì 6 ottobre 2026.