Una famiglia italiana con un’auto a benzina spende il 36% in più per luce, gas e carburante rispetto a dieci anni fa. Nel 2015 il conto era di 2.563 euro l’anno, nel 2025 di 3.478: 915 euro in più. La stima arriva dall’osservatorio “Cara Italia”, firmato da Facile.it insieme a Consumerismo No Profit. Il lavoro rifà i conti sul bilancio familiare lungo un decennio.

Il rincaro maggiore sta nel gas. Si parte da una famiglia che brucia 1.100 metri cubi standard in dodici mesi: la sua bolletta valeva 1.064 euro nel 2015 e supera i 1.740 euro nel 2025. Fa +64%, cioè 677 euro in più. L’elettricità è cresciuta meno, circa il 22%. Con 2.000 kWh l’anno la spesa era di 486 euro e adesso tocca quota 593, secondo i dati Eurostat elaborati da Facile.it.

Anche il pieno costa di più, ma con un’intensità minore. Per un’auto media che percorre 10.000 chilometri l’anno, la benzina è salita dai 1.013 euro del 2015 ai 1.144 di oggi (+13%). Il diesel costava 773 euro e ora ne costa 909, circa il 18% in più.

Nel carrello la scala dei rincari è ancora più ampia. Secondo Consumerismo No Profit, il pane fresco costa il 43% in più: circa 2,90 euro al chilo allora, 4,14 oggi. La pasta di semola ha guadagnato il 40%, passando da 1,20 euro al chilo a 1,68. L’olio extravergine d’oliva sale del 65% e vale 7,42 euro al litro. Tra frutta e verdura i pomodori guadagnano il 50%, le zucchine il 47%, le mele il 33%.

Latte e uova hanno corso meno, con il 26% e il 23%. Il Parmigiano Reggiano segna +27%, mentre il pollo (petto) sale del 35%. In cima alla lista c’è il caffè tostato: +73%.

Il punto è il confronto con gli stipendi. Per i dati Ocse citati dall’osservatorio, un lavoratore a tempo pieno guadagnava in media 29.473 euro lordi l’anno nel 2015 e ne guadagna 34.733 nel 2025. È un aumento nominale del 18%. Il gas, nello stesso periodo, è rincarato più di tre volte tanto.

Tolta l’inflazione accumulata, la busta paga reale resta circa il 4% sotto il livello del 2015. Il 2024 e il 2025 hanno portato un recupero, ma non abbastanza da chiudere il divario. Uno stipendio più alto sulla carta, insomma, compra meno di allora.

Conviene leggere questi numeri con un po’ di cautela. Si tratta di simulazioni costruite su consumi fissi: 2.000 kWh, 1.100 metri cubi, 10.000 chilometri. Chi consuma di più o di meno, o vive in una zona con altri prezzi, avrà un conto diverso. Anche i prezzi dei cibi dipendono dal paniere scelto dall’osservatorio, che non copre tutta la spesa.

La scala però è chiara: le voci di cui non si può fare a meno hanno corso più dei redditi. Per chi vuole capire dove sta perdendo di più, la prima verifica è il gas. Basta prendere l’ultima bolletta annuale e metterla accanto ai 677 euro di aggravio medio calcolati dall’osservatorio.

Dati dell’osservatorio “Cara Italia” riportati da Fortune Italia nell’articolo di Caterina Teodorani, pubblicato il 6 ottobre 2026.