Le imprese italiane interessate al nucleare di nuova generazione possono farsi avanti entro il 3 dicembre 2026. Il Mimit (il dicastero guidato da Urso) e il Mase, che si occupa di ambiente ed energia, hanno aperto le candidature delle aziende all’Ipcei Int, sigla di Innovative Nuclear Technologies. Si tratta del progetto europeo che riunisce aziende e Stati attorno a un’unica filiera tecnologica.

Secondo Il Sole 24 Ore, che ha raccontato l’avviso il 6 ottobre, il bando arriva dopo il via libera definitivo alla legge delega sull’atomo. Il Senato l’ha approvata con 81 sì, il 23 settembre, 51 no e 7 astenuti, senza toccare il testo uscito dalla Camera il 4 giugno.

Il meccanismo è in due tempi. Prima il Mimit pubblica le informazioni sul proprio sito e seleziona le proposte italiane. Poi, se il progetto convince, parte la notifica a Bruxelles del finanziamento, che deve rispettare le regole europee sugli aiuti di Stato. Lo stesso schema vale per gli altri Ipcei già avviati.

La strada europea è iniziata il 10 aprile 2025. In quella data la Commissione ha dato il via alla preparazione di un nuovo possibile Ipcei, dedicato alle tecnologie nucleari di frontiera. I due ministeri rivendicano un primato: sarebbe la prima volta che all’Italia tocca il coordinamento europeo, in particolare sulla fusione. Il dato arriva dalla loro comunicazione, non da una verifica indipendente.

C’è poi il capitolo dei piccoli reattori modulari, gli Smr. La strategia dell’Unione li affida agli Stati membri, che devono progettare l’Ipcei anche per quella parte, con l’obiettivo di portare l’Europa in testa al settore a livello mondiale.

Il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha legato l’avviso alla nuova legge, che a suo giudizio attirerà investimenti e farà crescere la capacità produttiva del Paese. Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha parlato di progetti molto innovativi e con sbocchi industriali concreti, e di una rete tra imprese, ricerca e competenze tecnologiche.

Il quadro interno resta però incompleto. La legge dà al Governo dodici mesi, dall’entrata in vigore, per emanare i decreti attuativi, cominciando da un programma nazionale su nucleare sostenibile e fusione. Pichetto punta a chiuderli entro fine anno. Un obiettivo che anticiperebbe di molto la scadenza di legge, ma che per ora è solo una dichiarazione d’intenti.

Il calendario crea un’asimmetria. Le aziende devono presentare le proposte il 3 dicembre, cioè prima di conoscere le regole che i decreti fisseranno. Né i ministeri né Il Sole 24 Ore indicano quanti fondi pubblici siano in gioco o quante imprese partecipino.

Per chi lavora nelle filiere dell’energia e dell’industria pesante, la scadenza è il primo appuntamento concreto da segnare. Chi investe in questo settore dovrebbe seguire anche i decreti attuativi: da lì dipenderà quanto saranno stabili le regole.

Secondo Il Sole 24 Ore, che ha pubblicato la notizia il 6 ottobre 2026, l’avviso è stato lanciato dai ministeri delle Imprese e dell’Ambiente.