Dalla mezzanotte del 6 ottobre il gasolio costa 6,1 centesimi in più al litro di accise. Lo sconto fiscale deciso a metà settembre, il giorno 16, dal governo è scaduto e nessuno lo ha sostituito, secondo quanto riporta Tgcom24. Da marzo 2026, quando il governo intervenne dopo la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, non era mai successo che sui carburanti sparisse ogni taglio fiscale.

Il conto per chi guida è semplice. Adusbef, l’associazione dei consumatori, calcola 3,05 euro in più per 50 litri di gasolio. Per lo Stato significa entrate extra fino al 31 dicembre, nell’ordine di 220 milioni, sempre secondo le stime dell’associazione. Il suo presidente, Antonio Tanza, giudica sbagliata la scelta di non usare l’extragettito Iva per abbassare i prezzi alla pompa.

Il buco nasce da un atto che manca. Le accise mobili avrebbero dovuto prendere il posto dello sconto, ma serve un decreto firmato dai ministeri dell’Economia e dell’Ambiente e Sicurezza energetica, e in Gazzetta Ufficiale non c’è. Il decreto avrebbe dovuto indicare quali carburanti sono coinvolti, di quanto scende il prezzo e per quanto tempo. Senza quel testo il meccanismo non parte.

Il meccanismo funziona così, nelle parole della premier Giorgia Meloni: lo Stato non guadagna dal rincaro, perché restituisce con il taglio alle accise ciò che incassa in più. Il denaro arriva dall’Iva extra incassata sul greggio nel mese prima, gonfiata dalle quotazioni internazionali. Non pesa sul deficit, ma il ribasso che permette è più piccolo di quello finanziato con fondi pubblici. Lo sconto appena scaduto, invece, era pagato con tagli ai ministeri.

Anche il tetto di Eni, che pure resta, ora costa di più. Il gruppo lo aveva annunciato il 25 settembre per i 30 giorni dal 28 settembre: 2,19 euro al litro per il gasolio, 1,99 per la benzina. Quei prezzi tenevano conto dello sconto fiscale. Con le accise di nuovo piene, il gasolio sale a 2,25 euro al litro, mentre la benzina resta a 1,99. Eni precisa che il tetto non assorbe il ritorno delle tasse.

Nelle stesse settimane si sono mossi anche altri. Socar, il gruppo azero che controlla Ip, ha lanciato uno sconto di 30 giorni dal 27 settembre. Il 29 settembre è arrivata la kuwaitiana Q8, poi la libica Tamoil. Secondo Tgcom24 queste mosse hanno abbassato la media dei listini alla pompa, ma ora il vantaggio si riduce proprio sul diesel.

Il governo aveva già detto di non volere più sconti per tutti, che favoriscono chi consuma di più, e di puntare su aiuti mirati a chi è più esposto: autotrasportatori e famiglie con meno risorse. Per ora, però, un intervento del genere non è stato pubblicato. Adusbef avverte che il rincaro può trasferirsi sui listini al dettaglio, mentre l’inflazione italiana è tornata a salire.

Giovedì 8 ottobre i ministri Gilberto Pichetto Fratin e Adolfo Urso incontrano le aziende di raffinazione presenti in Italia. L’obiettivo è valutare se aumentare la produzione per far scendere i prezzi. Sul fronte europeo, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen promette un confronto strategico con le raffinerie. A presiederlo saranno i commissari Jorgensen e Kubilius, con due obiettivi: abbassare i costi e assicurare le forniture, difesa compresa. Gli esportatori avranno anche un anno in più per rispettare le regole Ue sul metano.

Chi fa il pieno di gasolio deve mettere in conto 3 euro in più ogni 50 litri finché il decreto non esce, e controllare se il tetto di Eni, in scadenza a fine ottobre, venga prorogato.

Secondo Tgcom24, le notizie su accise, tetto Eni e dichiarazioni di von der Leyen risalgono al 7 ottobre 2026.