Nick Blair, quarant’anni, ha messo in piedi una società attiva nelle tecnologie legate alla difesa. Sono 200 i milioni di dollari che vuole raccogliere per finanziare Pyra, il nome della nuova iniziativa. La trattativa non si è ancora chiusa: lo riporta il Financial Times, ripreso da Adnkronos, citando fonti che seguono da vicino il dossier.
Pyra dovrebbe occuparsi di integrare sistemi legati alla sicurezza nazionale, un lavoro più vicino al software che alla produzione di armamenti. I dati camerali britannici indicano che Blair ha registrato la società, denominata Pyra Group, lo scorso novembre a Londra, risultandone amministratore unico.
Online, l’azienda non mostra granché. La pagina si limita ad annunciare l’apertura per l’estate 2026, con la scritta “stand by” a fare da unico contenuto. Raccogliere una cifra così alta al primo giro di finanziamento, con così poco di pubblico a disposizione, non è la norma nel settore delle startup. Nel caso di Blair, però, pesa il curriculum: non è la prima volta che si muove in questo mercato.
Al Financial Times, un portavoce ha detto che l’obiettivo di Pyra è tutelare Regno Unito e alleati sul fronte della sicurezza. Ha aggiunto che il comparto difesa vive un momento decisivo, in cui la Gran Bretagna deve rinnovare la propria base industriale e le competenze digitali, e che l’azienda nasce con l’ambizione necessaria ad affrontare quel compito.
Blair guida già un’altra realtà del comparto, Skyral, che l’anno scorso ha incassato 20 milioni di dollari da investitori. Fa inoltre parte di Omnia Training, il consorzio a cui è stato affidato un contratto per la formazione delle forze armate britanniche: il contratto ha un valore stimato attorno ai due miliardi di sterline.
Il salto di scala rispetto al passato imprenditoriale di Blair è netto: i 20 milioni raccolti l’anno scorso da Skyral valgono un decimo della cifra che ora insegue con Pyra. Scommettere dieci volte tanto su una società che non ha ancora un prodotto pubblico significa puntare sul curriculum del fondatore più che su numeri già verificabili.
Il dossier ricostruito dal Financial Times si appoggia a fonti che seguono la trattativa da vicino, non a una conferma diretta dei 200 milioni da parte di Pyra. Il portavoce ha descritto la missione del progetto, non la cifra né l’identità dei possibili finanziatori: al momento resta un round aperto, non un accordo firmato.
Anche il fratello maggiore, Euan Blair, ha costruito un’impresa di peso: Multiverse, attiva nella formazione professionale, ha superato i 2 miliardi di dollari di valutazione dopo un round da 70 milioni raccolto negli ultimi mesi. Nella famiglia Blair il mestiere di fondare aziende sembra essersi tramandato tra fratelli, con difesa e istruzione come terreni di caccia preferiti dagli investitori del momento.
Il prossimo passaggio da osservare è se il round si chiuderà davvero prima dell’apertura del sito, prevista per l’estate 2026. A quel punto si capirà se il nome della famiglia Blair è bastato a convincere gli investitori, o se Pyra dovrà mostrare qualcosa di più concreto.
Notizia riportata da Adnkronos, che cita un’inchiesta del Financial Times. La fonte non indica una data di pubblicazione.