Netflix lascerà a casa circa mille persone nel mondo, il 6% dei dipendenti. Nessuna riduzione di personale era mai stata così estesa nella storia del colosso dello streaming, e dopo il 2022 è anche la prima rilevante. A rivelarla mercoledì 14 ottobre è stato il Wall Street Journal. Bloomberg e altre testate americane, che hanno letto il messaggio interno, l’hanno confermata poche ore più tardi.
Alla fine del 2025 i dipendenti a tempo pieno erano circa 16 mila. L’annuncio ai colleghi è partito dai due co-CEO: Ted Sarandos e Greg Peters, via posta elettronica nella mattinata di mercoledì. Le uscite pesano soprattutto su prodotto e tecnologia, sull’ufficio legale e sulle risorse umane.
Nella lettera i vertici garantiscono che Netflix continuerà a puntare forte sulle aree dove l’impatto è maggiore. Poi precisano che servono più rigore e scelte mirate su dove destinare persone e risorse. Tradotto: meno scommesse a pioggia, più concentrazione su ciò che funziona.
Per l’Italia e l’Europa non c’è ancora nulla di certo. Le ricostruzioni uscite finora non ripartiscono i tagli per Paese, quindi nessuno può dire quante posizioni salteranno da noi.
Il nodo, come ricorda NBC News, è quanto tempo gli abbonati passano davanti allo schermo. Le disdette restano contenute, ma nei primi sei mesi del 2026 le ore di visione sono salite solo del 2%. Intanto YouTube erode l’ascolto televisivo americano e gli altri servizi inseguono la stessa platea. Sarandos stesso, a settembre alla conferenza Screentime organizzata da Bloomberg, ha ammesso che la crescita non corre come vorrebbe.
Per allargare il campo, negli anni Netflix ha provato dirette, sport, podcast in video e videogiochi. Proprio il capitolo giochi mostra meglio le ambizioni mancate. Il 13 agosto è stata annunciata lo stop a Night School Studio, team californiano di Los Angeles che firmò Oxenfree, acquistato nel 2021 come primo passo nel settore. Si è fermato anche Moonloot a Helsinki, senza aver mai pubblicato un titolo. Prima di loro avevano già chiuso Boss Fight e Team Blue, e Spry Fox è passato di nuovo ai fondatori. All’interno resta soltanto Next Games.
Poi ci sono le esperienze fisiche. Dopo sette anni se ne va Greg Lombardo, vicepresidente e artefice dell’offerta dal vivo. Gli si devono le Netflix House di Filadelfia e Dallas, inaugurate a fine 2025, e iniziative come il Queen’s Ball tratto da Bridgerton. Nessun erede è stato nominato. Pochi giorni prima aveva salutato Pam Levine, responsabile marketing e rapporti con i media nel mercato nordamericano. Rick Ellis di Forbes riferisce che dentro l’azienda si vede potenziale, ma che finora queste attrazioni costano più di quanto rendano. Una terza sede, a Las Vegas, è comunque in calendario per il 2027.
Il paragone utile è il 2022. Allora Netflix registrò 200 mila abbonati in meno nel primo trimestre, il primo calo in più di dieci anni, e mandò via 150 dipendenti a maggio e 300 a giugno. L’organico era vicino a 11 mila persone. A tirarla fuori dai guai furono il piano con pubblicità e il giro di vite sulle password condivise. Stavolta il conto supera il doppio. Secondo Ellis, parte dei dirigenti vede nel taglio l’avvio di una revisione strategica di più ampio respiro.
Martedì 20 ottobre sono attesi i risultati del terzo trimestre. Chi segue il titolo dovrebbe cercare lì due indizi: quanto costa la ristrutturazione e quali divisioni ne escono ridimensionate.
Notizia rivelata dal Wall Street Journal mercoledì 14 ottobre 2026 e riportata da AGI nello stesso giorno.