Il governo vuole rendere più conveniente assumere giovani e madri. Il Consiglio dei ministri ha approvato mercoledì 28 ottobre il disegno di legge di Bilancio 2027, che per gli ingressi di quell’anno alza la maxi-deduzione sul costo del lavoro: 140% se la persona ha meno di 36 anni, 180% nel caso di una lavoratrice madre. È una proposta, non una norma. Serve il via libera del Parlamento, e secondo Money.it il testo completo non è ancora disponibile.

La misura esiste già. Nasce dal decreto legislativo 216 del 2023, parte della riforma fiscale, e consente a imprese e professionisti che aumentano l’organico di sottrarre dal reddito imponibile una cifra superiore alla spesa per i dipendenti presi a tempo indeterminato. Oggi la regola generale porta la deduzione al 120%, mentre per i lavoratori svantaggiati sale al 130%. La legge di Bilancio 2025 l’ha estesa fino al periodo d’imposta 2027, quindi resterebbe in vigore anche senza la nuova manovra.

Cambiano soltanto le percentuali. Nel comunicato del governo la maggiorazione sale all’80% per le madri e a quota 40% per i giovani. Il viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha convertito quei numeri nelle percentuali complessive in conferenza stampa. Per tutte le altre persone assunte, la premier Giorgia Meloni ha ribadito il 120%.

Un esempio mostra quanto pesa la differenza. Una srl con Ires al 24% assume una persona che costa 35.000 euro, e la spesa totale per il personale cresce di altrettanto. Con la maggiorazione ordinaria deduce 7.000 euro extra e paga 1.680 euro di imposta in meno. Se assume un under 36, l’extra deducibile arriva a 14.000 euro e l’imposta risparmiata a 3.360 euro. Per una madre l’extra deducibile è di 28.000 euro, l’imposta evitata di 6.720 euro.

Su due punti il governo non ha dato risposte. Chi conti come madre non è chiaro: mancano il numero dei figli e la loro età. Non si sa nemmeno se resti uguale il 30% degli altri lavoratori svantaggiati, né come si sommino le percentuali per un lavoratore che appartiene a più gruppi.

A chi spetta? Ne dispongono i professionisti e i titolari di reddito d’impresa, che siano srl, ditte individuali o società di persone. Per gli enti non commerciali vale soltanto il personale dell’attività commerciale. L’attività deve essere iniziata almeno 365 giorni prima dell’avvio del periodo d’imposta, perciò una partita IVA appena aperta non rientra. Sono esclusi anche i forfettari e le imprese in liquidazione.

Conta l’organico complessivo, non la singola assunzione. A fine anno i dipendenti a tempo indeterminato devono superare la media dell’anno prima, e lo stesso vale per l’intero personale, contratti a termine inclusi. Per il 2027 il termine di paragone è il 2026. Stabilizzare un precario senza nessun ingresso nuovo non basta. Secondo l’Agenzia delle Entrate, pensionamenti e altre uscite riducono l’organico, mentre l’apprendistato vale come tempo indeterminato.

Il calcolo parte dalla più piccola di due cifre: quanto costano i neoassunti stabili, oppure di quanto cresce la spesa complessiva per il personale. Se un collega va in pensione e la spesa sale meno del costo del nuovo arrivato, il vantaggio si riduce.

Non si presenta nessuna domanda. La maggiorazione entra nella dichiarazione dei redditi come riduzione dell’imponibile e non incide sugli acconti. Chi assume nel 2027 vedrà dunque il risparmio con la dichiarazione del 2028. Se stai pianificando una nuova assunzione per l’anno prossimo, aspetta il testo definitivo della manovra: le percentuali indicate valgono solo per il disegno di legge, che non è ancora legge.

Secondo Money.it, articolo di Giacomo Astaldi pubblicato giovedì 29 ottobre 2026, il disegno di legge di Bilancio 2027 è stato approvato dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre.