Nel Regno Unito l’intelligenza artificiale ha fatto nascere ruoli professionali nuovi in oltre la metà delle imprese, secondo un’indagine di Lloyds, la banca britannica che pubblica un rilevamento mensile sul tema. Lo riporta l’agenzia Agi: su un campione di 1.200 aziende interpellate, il 54% collega l’adozione della tecnologia alla nascita di posizioni che prima non esistevano. Il dato arriva mentre il timore opposto, quello di un mercato del lavoro svuotato dall’automazione, resta diffuso soprattutto tra i più giovani. È un segnale che va letto con attenzione, perché va contro la narrazione più comune sull’effetto dell’IA sull’occupazione.

Lloyds non chiarisce se, nello stesso periodo, altre posizioni siano sparite per effetto della stessa tecnologia. Manca quindi il dato che conterebbe davvero: il saldo netto tra ruoli creati e ruoli persi. Un’impresa potrebbe aprire posizioni in un reparto e tagliarne altre altrove, e finire comunque contata tra le aziende che l’indagine registra come creatrici di lavoro. Senza quel numero mancante, il 54% racconta solo metà della storia.

Un rapporto recente dell’Ocse va nella stessa direzione ma aggiunge una sfumatura importante. Nei Paesi membri l’organizzazione non registra un calo diffuso dell’occupazione legato all’IA, bensì un cambiamento nelle competenze che le imprese richiedono ai candidati. Per chi cerca il primo impiego, però, questo spostamento complica l’accesso al mercato del lavoro: non basta più che il posto esista, serve avere le competenze che nel frattempo sono cambiate.

Anche l’Onu ha acceso un faro sul tema. In un rapporto diffuso nei primi giorni di agosto, l’organizzazione segnala un aumento della disoccupazione tra i giovani su scala mondiale nel corso del 2025. Tra le cause indicate: la paura diffusa tra i ragazzi di vedersi sottrarre proprio le posizioni di ingresso dalle nuove tecnologie, quelle stesse posizioni che tradizionalmente servono a costruire il primo curriculum.

La spinta dell’IA complica anche il lavoro d’ufficio già oggi. Per un dipendente amministrativo, la tecnologia è un concorrente più veloce ed economico: una minaccia che pesa in particolare sul Regno Unito, dove i servizi pesano più che altrove sull’economia nazionale.

Guardando avanti, il 58% delle imprese britanniche punta ad aumentare gli investimenti in IA nel prossimo anno, soprattutto per aggiornare le competenze del personale già in organico. Oggi la usa già il 61% delle aziende. Per chi resta fuori, il rischio è perdere terreno rispetto ai concorrenti che l’hanno già adottata.

Per chi lavora oggi in un ruolo impiegatizio nel Regno Unito, il segnale da seguire nei prossimi mesi non è il 54% di aziende che assumono grazie all’IA. È quante di quelle stesse aziende, nello stesso periodo, tagliano posizioni equivalenti altrove: solo quel numero mancante dice se il saldo per l’occupazione è davvero positivo.

Dati ripresi da Agi.it, che ha pubblicato la notizia il 19 agosto 2026 sulla base dell’indagine mensile condotta dalla banca britannica Lloyds.