Mps non cambia strategia davanti al rilancio dell’offerta pubblica di scambio di Intesa Sanpaolo. Lunedì 12 ottobre il consiglio di amministrazione straordinario ha confermato il piano dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio, secondo quanto riportato da Forbes Italia. L’assemblea straordinaria resta fissata al 29 ottobre.

Il piano di Mps poggia sulla fusione con Mediobanca e su due offerte di scambio, una su Banco Bpm e una su Banca Generali, lanciate per difendersi dall’assalto di Intesa. Nei giorni scorsi circolavano altre strade: rinviare l’assemblea, alzare il dividendo straordinario, perfino vendere l’intera quota di Generali, il 13,3% che Mps controlla tramite Mediobanca. Il cda le ha scartate tutte.

Il prezzo è il primo punto contestato. Dopo il rilancio, Intesa offre 1,25 euro in contanti, contro 1 euro di prima, più, per chi aderisce, 1,6 azioni Intesa a fronte di ciascun titolo Mps consegnato. Il valore complessivo è di 10,341 euro per azione. Rispetto alla chiusura del 5 giugno, ultima seduta prima dell’annuncio dell’8 giugno, il premio arriva al 15,3%.

Per Siena è poco. Nelle offerte pubbliche sulle banche italiane il sovrapprezzo medio si aggira intorno al 30%, quindi circa il doppio. A sostegno di questa lettura il cda cita un’analisi di Kbw, consulente di Mps: Intesa avrebbe margine per portare la parte in contanti fino a 3 euro. Sarebbero 2 euro in più rispetto al primo giro. In Borsa corre anche la voce di un ulteriore ritocco negli ultimi giorni dell’offerta, ma resta una voce.

Il secondo fronte riguarda cosa accadrebbe alla banca. Secondo Mps il piano di Intesa porterebbe a uno spezzatino, e questo smentisce le rassicurazioni dell’offerente. Il cda dubita anche che Generali resterebbe davvero indipendente, perché Intesa è già presente in assicurazioni, risparmio gestito e wealth management, con possibili sovrapposizioni concorrenziali.

Il terzo punto sono i risparmi promessi. Intesa stima sinergie per 2,9 miliardi di euro l’anno a regime nel 2029: 1,5 miliardi dai costi e 1,4 miliardi dai ricavi. Secondo Mps il conto dipende però da cosa resterà a Intesa tra sportelli, clienti, raccolta e prestiti. L’accordo con Unipol prevede che la compagnia bolognese rilevi 635 filiali di Mps se l’offerta riesce, ma i confini di quel perimetro restano vaghi.

C’è poi una catena di variabili: il completamento dell’offerta, gli attivi che passeranno a Unipol, le scelte di Bper. Ciascuna può spostare i numeri. Il dato sulle sinergie, va detto, arriva dalla stessa Intesa, e a contestarlo è la controparte: nessuna delle due versioni ha una verifica esterna.

Sul fronte opposto, Mps rivendica un gruppo più ampio e diversificato, che metterebbe insieme banca commerciale, private banking, gestione patrimoniale e consulenza. Nessun contrattacco è stato annunciato da Lovaglio. Anche Crédit Agricole, secondo Forbes Italia, si è schierato contro l’offerta di Mps su Banco Bpm.

Per chi ha in portafoglio titoli Mps, Intesa o Banco Bpm, la data da segnare è il 29 ottobre: l’assemblea dirà se il piano di Lovaglio va avanti. Prima di allora un eventuale nuovo ritocco in contanti da parte di Intesa cambierebbe il premio, e di conseguenza il prezzo dei titoli.

Secondo Forbes Italia, nell’articolo pubblicato il 13 ottobre 2026 a firma PNA, sulla riunione del cda di Mps di lunedì 12 ottobre.