Se il Treasury decennale americano rendesse il 6%, il 37% dei gestori sentiti da Bank of America venderebbe azioni per comprare bond. Secondo Wall Street Italia, che ha riportato l’indagine di ottobre pubblicata martedì 13, un altro 14% aspetterebbe il 6,5%. Il 19% ha invece già cominciato a spostare i portafogli verso i bond.

Il motivo è semplice: se i titoli di Stato rendono di più, le azioni devono promettere guadagni più alti per restare interessanti. Pesa soprattutto sui titoli tecnologici, quotati a prezzi alti rispetto agli utili attesi.

L’indagine è stata condotta dal 2 all’8 ottobre su 161 gestori, che amministrano 453 miliardi di dollari. L’indicatore del sentiment cala a 6,4 da 7, ai minimi dal mese di giugno. Chi è sovrappesato in azioni è passato dal 49% al 44%. La liquidità resta al 3,9% degli asset, e la regola sul contante usata dalla banca americana continua a suggerire vendite di azioni.

Non è una fuga dal rischio. Il 47% si aspetta una crescita sopra il trend con inflazione alta, la quota più alta da febbraio 2022. Michael Hartnett, lo strategist che coordina il sondaggio, nota però che le attese di crescita rallentano e che le Borse americane vanno peggio.

Il rischio numero uno, per il 31% dei partecipanti, è un rialzo disordinato dei rendimenti obbligazionari. Seguono la bolla dell’intelligenza artificiale (23%), una nuova ondata di inflazione (20%) e un guaio sul credito che colpisca i colossi tecnologici impegnati nelle infrastrutture per l’IA (11%).

Il quadro è contraddittorio. La quota netta di chi prevede rendimenti a lungo termine in aumento è scesa all’1% dal 15% di settembre, il minimo da maggio 2025. I gestori credono meno a un rialzo dei tassi, ma temono comunque l’effetto di un eventuale strappo.

Intanto le posizioni si affollano. L’esposizione alla tecnologia ha raggiunto il sovrappeso più alto da agosto 2020. La scommessa più condivisa, indicata dal 45%, è comprare semiconduttori globali. Il 27% scommette invece al ribasso sui Treasury, il 16% compra i Magnificent Seven e il 5% punta sul dollaro.

Una posizione affollata è fragile: se le attese cambiano, tutti cercano di chiuderla insieme e i prezzi oscillano di più. Sul fronte dell’IA, il 39% indica le spese in conto capitale degli hyperscaler (i grandi operatori del cloud) come l’origine più probabile di uno shock sul credito. Il 45% colloca un’eventuale bolla nel 2027.

Cambia anche la mappa dei settori. Per le banche le allocazioni scendono come non accadeva da marzo 2023, mentre il sottopeso sui consumi discrezionali è il più alto da luglio 2008. Crescono invece obbligazioni, utility e titoli di Tokyo e Londra.

Sulla Federal Reserve le attese sono ferme: il 76% prevede tassi invariati alla riunione del 28 ottobre. Il 50% scommette su un no landing, cioè su un’economia che continua a correre, contro il 55% di settembre. Il 40% vede un soft landing e il 6% un hard landing. Circa il 60% prevede utili aziendali in crescita a doppia cifra nel prossimo anno.

Chi ha azioni tecnologiche in portafoglio dovrebbe guardare due date: la riunione della Fed del 28 ottobre e il rendimento del decennale americano, perché è lì che si decide se la prudenza dei gestori diventa vendita.

Dati dell’indagine di ottobre di Bank of America, pubblicata il 13 ottobre 2026 e riportata da Wall Street Italia.