Il Monte dei Paschi di Siena non arretra sulla doppia offerta pubblica di scambio lanciata il 21 agosto su Banco Bpm e Banca Generali, un pacchetto che sfiora i 34 miliardi di euro complessivi. Manca esattamente un mese al voto che deciderà l’esito, e il maggiore azionista di Banco Bpm resta contrario, rilanciando una strada alternativa tutta italiana.

Le due offerte sono volontarie e pagate interamente in nuove azioni, restando condizionate l’una all’altra: nessuna delle due si perfeziona senza l’altra. Sull’operazione Banco Bpm il concambio assegna 1,567 titoli Mps per ciascuna azione della società, con un valore implicito di 16,729 euro e senza alcun premio sui prezzi del 19 agosto: il controvalore stimato è di circa 25,3 miliardi. Su Banca Generali il rapporto sale a 6,958 azioni Mps a fronte di ogni titolo, valore implicito 74,284 euro e un premio del 10%, per un controvalore vicino a 8,72 miliardi.

Entrambe le operazioni restano subordinate al via libera dell’assemblea Mps del 29 ottobre, e servirà un’adesione che raggiunga almeno il 50% del capitale, con l’aggiunta di un’azione. Se queste condizioni si realizzano, il perfezionamento è previsto entro metà febbraio 2027.

Mercoledì 23 settembre, all’evento Bofa Financials Ceo Conference, Luigi Lovaglio, amministratore delegato di Mps, ha sostenuto che ciascuna delle due operazioni tiene anche da sola: quella su Banco Bpm porterebbe la parte più consistente delle sinergie industriali, mentre quella su Banca Generali darebbe più forza al risparmio gestito e al rapporto con il Gruppo Generali. Chi legge davvero questo messaggio sono gli investitori che possiedono azioni su Banco Bpm, chiamati a decidere se accettare un concambio che non offre alcun rialzo sui prezzi di agosto.

A dire no resta però Crédit Agricole, salita al 29,3% del capitale su Banco Bpm, guidata dall’amministratore delegato Giuseppe Castagna, come comunicato lo scorso 3 luglio. In un’intervista da Londra andata in onda su Cnbc il 23 settembre, la responsabile finanza e pianificazione del gruppo francese, Clotilde L’Angevin, ha chiarito che nessuna aggregazione può concludersi senza il consenso della banca transalpina, né contro la sua volontà, ricordando che l’Italia resta il secondo mercato interno del gruppo e genera un quinto dei suoi profitti.

Crédit Agricole indica una via diversa: unire Banco Bpm con la propria controllata italiana, un’operazione che a suo avviso creerebbe sinergie proprie. Nello stesso senso si era già espresso, a fine luglio, l’amministratore delegato del gruppo francese, Olivier Gavalda: la continuità del messaggio conta più della sua novità.

Chi ha in portafoglio titoli di Mps, di Banco Bpm oppure di Banca Generali affronta settimane ad alta volatilità. Il voto del 29 ottobre resta lo snodo formale, ma la quota in mano a Crédit Agricole significa in pratica un diritto di blocco su ogni operazione che non la coinvolga. Se UniCredit decidesse di muoversi insieme ai francesi, gli azionisti di Banco Bpm si troverebbero davanti a un rapporto di scambio differente da quello firmato da Mps: per ora, però, resta un’ipotesi non confermata, senza offerta né tempi resi noti da nessuna delle parti.

Prima del 29 ottobre non conviene muoversi sulla base di un solo scenario: la doppia offerta di Mps, l’aggregazione alternativa con Crédit Agricole e un possibile ingresso di UniCredit restano, sui fatti resi noti finora, ipotesi ugualmente aperte.

Dati e dichiarazioni riportati da Money.it in un articolo pubblicato giovedì 24 settembre 2026.