La battaglia per Monte dei Paschi si sposta a favore di Intesa Sanpaolo. Tre grandi azionisti di Mps, cioè Delfin, Caltagirone ed Edizione, hanno preso posizione contro il piano dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio, e insieme pesano oltre il 30% del capitale. Lo racconta Wall Street Italia, che ricostruisce anche il no di Crédit Agricole all’offerta di Mps su Banco Bpm.

Il blocco si è formato in pochi giorni. Delfin, la finanziaria dei Del Vecchio, ha il 17,6% di Mps e si è impegnata formalmente a portare tutta la quota nell’Opas di Intesa. Voterà inoltre in linea con le condizioni dell’offerta.

Poi è arrivata Edizione, la finanziaria dei Benetton, che ha l’1,45% di Mps e vuole aderire con l’intera partecipazione. Alessandro Benetton, che ne è presidente, ritiene che l’offerta di Intesa porti benefici a Mps e a chi ne possiede le azioni. Apprezza anche la linea di Carlo Messina, che punta sulla stabilità dell’azionariato e sull’indipendenza di Generali. A operazione conclusa, la quota di Edizione varrebbe circa lo 0,7% di Intesa.

Caltagirone gioca una partita diversa. Con la sua holding FGC controlla circa il 13% di Mps e voterà no a ciascuno dei cinque punti della parte straordinaria dell’assemblea del 29 ottobre. Sul tavolo ci sono la fusione con Mediobanca e gli acquisti di Banca Generali e di Banco Bpm. Non è un’adesione all’Opas, ma per Lovaglio il risultato pratico è lo stesso: meno voti per il suo piano.

Il secondo colpo arriva da Francoforte. Crédit Agricole non aderirà all’offerta lanciata da Mps sulla banca milanese, di cui controlla una quota appena inferiore al 30%. Bloomberg scrive che Olivier Gavalda, amministratore delegato del gruppo transalpino, avrebbe confermato la scelta in conferenza stampa. Senza quel pacchetto, l’acquisizione di Banco Bpm diventa molto più difficile da portare a termine. Il titolo Mps ha perso il 2,5% a Piazza Affari.

Intesa, intanto, ha già rilanciato. Sabato 3 ottobre ha alzato la parte in contanti dell’Opas: 25 centesimi in più per azione, e la cifra sale a 1,25 euro, contro 1 euro prima. L’aumento ha però una condizione: scatta solo se l’assemblea di Mps boccia le operazioni principali del piano Lovaglio, cioè le mosse su Banca Generali e su Banco Bpm, più la delibera che serve per la distribuzione straordinaria.

C’è poi una clausola da leggere con attenzione. Se anche una sola di queste operazioni passasse, Intesa potrebbe tenersi le condizioni di efficacia e dichiarare l’offerta non avverata. In pratica, il voto del 29 ottobre decide se l’Opas resta in piedi.

Lovaglio non è senza carte. Ha ancora l’appoggio dei fondi che da sempre guardano con favore al suo progetto, e gli investitori istituzionali avranno un peso determinante. Wall Street Italia non indica però quanto capitale rappresentino.

Le prossime tappe sono tre. Nei prossimi giorni si attende il parere dei consulenti di voto Iss e Glass Lewis. Giovedì 15 ottobre si riunisce il cda di Mps, poi arriva l’assemblea del 29 ottobre.

Chi ha azioni Mps in portafoglio dovrebbe seguire il parere dei consulenti di voto e il cda del 15 ottobre: da lì si capisce se il piano difensivo ha ancora i voti.

Ricostruzione di Wall Street Italia, a firma di Mariangela Tessa, pubblicata l’8 ottobre 2026, con il dato su Crédit Agricole attribuito a Bloomberg.