Giovedì 8 ottobre le Borse europee hanno chiuso in ribasso, con Piazza Affari tra le piazze più colpite: il Ftse Mib ha perso l’1,35%. Il Dax tedesco ha ceduto l’1,2%, l’Ibex 35 spagnolo l’1%, il Cac 40 francese lo 0,5%, mentre l’Euro Stoxx 50 si è fermato a -0,9%.

Il petrolio è la variabile che ha cambiato la giornata. Il Brent è salito a 105,23 dollari al barile mentre il Wti ha raggiunto 92,70: per entrambi l’aumento supera il 5%. Il gas ha guadagnato il 2,2%, toccando 79,8 euro al megawattora. Secondo Borse.it, la spinta arriva dai timori di un’azione militare degli Stati Uniti contro l’Iran.

Per chi paga bollette e carburante, il segnale è concreto. Un barile sopra i 105 dollari tende a salire sul prezzo alla pompa nel giro di qualche settimana, e un gas in rialzo pesa sulle tariffe energetiche. Borse.it non dice se il movimento regga oltre la seduta: un balzo del 5% in un giorno, dettato dai timori e non da forniture interrotte, può rientrare con la stessa rapidità.

Il secondo fronte è quello dei titoli di Stato. Negli Stati Uniti il Tesoro ha piazzato titoli decennali per 39 miliardi di dollari nell’ultima asta, e li ha pagati il 5,3%. Per una riapertura sulla scadenza decennale è il livello più alto da novembre 2000, e trascina verso l’alto i rendimenti anche in Europa.

In Italia il titolo a dieci anni rende il 4,6%. Lo spread tra Btp e Bund è sceso leggermente e sta a 112 punti base, quindi il rischio specifico sul debito italiano non è aumentato: a muoversi è il livello generale dei tassi. Chi ha un mutuo variabile o sta pensando di aprirne uno guarda a questo numero più che al listino.

Sul fronte azionario pesano anche i dubbi sulle valutazioni del settore tecnologico. A Piazza Affari il titolo migliore è stato Eni, favorito dal petrolio, mentre Telecom Italia ha chiuso in coda al listino principale.

Sugli altri mercati l’euro si è rafforzato sul dollaro, con il cambio a 1,1197, e il dollaro è rimasto in area 158 yen. L’oro è sceso in area 4.140 dollari l’oncia. Il Bitcoin ha perso terreno e viaggia intorno agli 81.469 dollari.

Dagli Stati Uniti è arrivato un dato sul lavoro più solido del previsto. Sono scese a 197.000 le domande di sussidio di disoccupazione presentate negli Stati Uniti, nella rilevazione del 2 ottobre, contro le 200.000 attese dagli analisti e le 199.000 della settimana prima. La media delle ultime quattro settimane è a 198.000. Un mercato del lavoro che regge rende meno probabile un taglio rapido dei tassi americani, e questo alimenta la pressione sui rendimenti.

Nei prossimi giorni conviene guardare due cose: il Brent, per capire se i 105 dollari tengono, e quanto rende il decennale italiano rispetto al livello di giovedì.

Secondo Borse.it, che ha pubblicato la cronaca della chiusura dei mercati giovedì 8 ottobre 2026.