Nike ha chiuso la seduta del 2 ottobre 2026 a 33,87 dollari per azione, il 79,26% sotto il record del 2021, quando il titolo toccava 163,322 dollari. Il calo vale 129,452 dollari a titolo e riporta il prezzo verso i livelli del 2014. Lo racconta Money.it in un’analisi di Gerardo Marciano.
Wall Street intanto sta vicina ai massimi, malgrado le tensioni geopolitiche. A settembre, il giorno 16, la Federal Reserve ha alzato i tassi di 25 punti base, fino a una forbice tra 3,75% e 4%. Gli indici tengono, ma non trascinano tutti: anche Disney e PayPal sono distanti dai loro picchi.
Le code ai negozi dicono poco sui conti del gruppo. La trimestrale uscita il 1° ottobre mostra ricavi in discesa del 4%, a 11,213 miliardi di dollari, per il periodo da giugno ad agosto 2026. L’utile netto è calato del 2%, a 712 milioni. Il margine lordo è salito al 42,8%, ma sul mercato cinese l’incasso a cambi costanti ha perso il 26%.
Pesano di più le previsioni. Per l’esercizio fiscale 2027 Nike si aspetta ricavi in flessione, con un calo a una sola cifra ma vicino al limite alto. Il piano di riorganizzazione prevede altri tagli di posti di lavoro, e il grosso dei risparmi arriverà nel 2029 e nel 2030. Il rilancio chiede anni.
Money.it elenca le cause. Puntare sulle vendite dirette ha raffreddato i legami con una parte dei distributori. Puntare troppo sui modelli lifestyle ha complicato il rinnovo della gamma, e alcune scarpe iconiche hanno sofferto per troppa offerta e per gli sconti. L’amministratore delegato Elliott Hill, in carica da ottobre 2024, prova a ricucire con i distributori e a rafforzare i prodotti per lo sport. Vendere conta, ma conta anche a che prezzo.
Il 2 ottobre le banche d’affari hanno rivisto al ribasso i prezzi obiettivo. Bank of America resta su Underperform e porta il target a 24 dollari, dai 30 precedenti. Morgan Stanley, Underweight, lo abbassa a 27 dollari rispetto ai 31 di prima. Goldman Sachs, Neutral, passa ai 30 dollari lasciando i 38 di partenza, mentre JPMorgan, Underweight, scende a 33 dollari contro i 40 di prima. UBS, Neutral, arriva a 34 dollari dai 42 precedenti.
Tra i favorevoli, Jefferies tiene il Buy ma riduce l’obiettivo a 60 dollari, dai 75 che indicava. BTIG, sempre Buy, lo porta a 50 dollari rispetto ai 55 precedenti. Tra il target più basso e il più alto corrono 36 dollari: quella distanza misura quanto divergano le attese sul recupero.
Anche il consenso resta tiepido. Stock Analysis, con dati S&P Global aggiornati al 3 ottobre, conta 42 analisti con giudizio medio Hold e un obiettivo a un anno di 40,52 dollari. Rispetto alla chiusura di 33,87 dollari è circa il 19,63% in più. Sono stime, e si possono rivedere.
Il grafico non offre ancora un segnale di inversione. Il titolo sta vicino ai minimi del 2014, e il riferimento storico trimestrale è a 29,22 dollari. Sopra, la prima resistenza di breve è a 46,727 dollari, il massimo settimanale del 25 maggio 2026. Il prezzo resta anche sotto la media a 200 mesi, intorno a 61,79 dollari, con massimi e minimi che continuano a scendere.
Un ribasso così ampio non dimostra che il titolo sia a sconto. Chi lo segue ha due soglie da tenere d’occhio: 29,22 dollari sotto e 46,727 sopra. Prima di quelle, contano i prossimi dati su vendite e margini.
Secondo Money.it, che ha pubblicato l’analisi di Gerardo Marciano il 7 ottobre 2026.