Moody’s ha confermato venerdì 25 settembre il rating Baa2 dell’Italia, con outlook stabile, al termine della revisione periodica sul debito sovrano del paese. Nella nota diffusa dall’agenzia si legge che l’esercizio non porta a un cambio di giudizio né segnala una mossa imminente nei prossimi mesi.

Secondo Moody’s, l’economia italiana ha retto meglio del previsto al rincaro energetico innescato dal conflitto in Medio Oriente. Su questa base l’agenzia ha alzato allo 0,8% la stima di crescita del Pil per l’anno, un dato che arriva dopo un incremento dello 0,9% nel primo semestre.

Il giudizio di affidabilità poggia su alcuni pilastri strutturali: un’economia grande e diversificata, un reddito medio elevato e una base ampia di risparmiatori nazionali che assorbe la maggior parte dei titoli pubblici emessi ogni anno. Gioca a favore anche il fatto di stare nell’area euro, dentro il perimetro dell’Unione europea. A bilanciare questi punti di forza, spiega l’agenzia, restano un debito pubblico alto, che riduce il margine di manovra sui conti dello Stato, e un potenziale di crescita che rimane contenuto nel confronto con gli altri grandi paesi dell’area euro.

Sui conti pubblici, le proiezioni indicano un rapporto deficit-Pil in discesa: dal 3,1 per cento segnato nel 2025 si passa al 3% quest’anno e poi al 2,9% nel 2027. Il debito, secondo le stime, si fermerà al 138% del prodotto interno lordo sia nel 2026 sia nel 2027, prima di imboccare una discesa graduale.

La conferma del Baa2 non è una sorpresa per chi segue da tempo i titoli italiani: il rating è invariato dal 2022, quando Moody’s portò l’outlook da negativo a stabile. Quello che cambia ora è la lettura della tenuta del paese di fronte a uno shock esterno, l’energia, che tre anni fa aveva pesato molto di più sui bilanci di famiglie e imprese.

Resta un punto che la nota dell’agenzia non scioglie del tutto: la stima di deficit al 3% presume che la spesa per interessi non acceleri oltre le attese attuali, un’ipotesi legata più alle mosse della BCE che alle scelte del governo. Se i tassi tornassero a salire nei prossimi trimestri, il margine su cui poggiano queste proiezioni si restringerebbe in fretta.

Chi ha in portafoglio BTP trova nell’outlook stabile un motivo in meno per aspettarsi un rendimento richiesto in salita nel breve periodo. Non è però una garanzia che il differenziale con il Bund tedesco resterà fermo: quello dipende dai dati sui conti pubblici dei prossimi trimestri, non dal giudizio espresso venerdì.

Dati ripresi dalla nota diffusa da Moody’s il 25 settembre e riportata da Tgcom24.