Nel 2026 tre voci, casa, cibo e trasporti, si prendono il 46% di quanto spende in media ogni famiglia italiana. Lo mostrano i dati Eurostat ripresi da Money.it, che confrontano il paniere di consumo attuale con quello di vent’anni fa e raccontano un cambiamento profondo nelle priorità di spesa degli italiani.
Nel 2006 la casa (comprese utenze e acqua) valeva il 10% del budget familiare. Nel 2026 quella quota è salita al 12,5%. Il cibo pesava il 16,2% vent’anni fa, nel 2026 arriva al 17,9%. I trasporti sono passati dal 15% al 16% nello stesso periodo. Anche la spesa per ristoranti e alberghi è cresciuta: dall’11,1% del 2006 al 12,7% del 2026.
Il rovescio della medaglia riguarda i beni discrezionali. Nel 2006 abbigliamento e calzature valevano il 10,6% della spesa; nel 2026 quella quota è scesa al 6,7%, quasi un dimezzamento. Anche mobili e articoli per la casa hanno perso terreno: erano al 9,9% vent’anni fa, nel 2026 si fermano poco sopra il 7%. La diffusione della fast fashion e delle catene di arredo a basso costo spiega parte del calo: si comprano più pezzi, ma il conto finale pesa meno sul bilancio familiare.
Il confronto con la media europea nel 2026 mostra un percorso diverso. Nell’Unione la casa è scesa da quasi il 16% del 2006 a meno del 15% del 2026, mentre il cibo è rimasto stabile e la mobilità è diminuita di peso. Nello stesso arco di tempo la quota della sanità è cresciuta, dal 4,2% del 2006 al 5,9% del 2026, e tempo libero, sport e cultura insieme sono saliti dal 7,4% all’8,5%. Mentre l’Europa ha spostato risorse verso benessere e svago, l’Italia ha concentrato una quota maggiore del budget sulle spese di base.
Un’analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio, citata nello stesso articolo, quantifica l’effetto sul lungo periodo: dal 1995 il peso delle spese obbligate è cresciuto del 4,7 punti percentuali. Una persona spende in media 5.335 euro l’anno solo per l’abitazione. A questi si sommano 2.310 euro l’anno per assicurazioni e carburante, più altri 1.829 euro di bolletta energetica. Sono cifre che tornano ogni anno a prescindere dalle scelte di consumo, e che riducono lo spazio per tutto il resto.
La lettura di questi numeri non riguarda solo le statistiche europee. Chi tiene un bilancio familiare dovrebbe guardare prima ai costi fissi (casa, energia, assicurazioni) prima di tagliare sulle voci discrezionali: sono le spese obbligate, non l’abbigliamento o l’arredamento, ad assorbire la fetta crescente del reddito disponibile.
Dati Eurostat ed elaborazione di Confcommercio, riportati da Money.it in un’analisi pubblicata giovedì 24 settembre 2026.