Giorgia Meloni ha scritto alla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, per chiedere più elasticità sulle regole europee di bilancio: pesano i rincari di energia e inflazione. Si tratta di una richiesta, non di una decisione: la lettera, resa nota giovedì 1 ottobre secondo Open, non cambia nulla finché Commissione e ministri finanziari non rispondono.
Il quadro descritto dalla premier è pesante. Il greggio in euro costa quasi l’80% in più rispetto a gennaio, il gas il 156% in più, e la speranza di chiudere presto la crisi mediorientale è svanita. A settembre l’inflazione complessiva ha toccato un nuovo massimo, mentre i bonus su carburanti e bollette adottati dai governi non hanno protetto il reddito reale delle famiglie.
Il punto tecnico è questo. Con Bruxelles sono stati concordati percorsi di spesa netta che lasciano poco spazio per aiutare famiglie e imprese senza stringere altrove. Il maggior gettito delle imposte indirette, gonfiato dai prezzi più alti, non può finanziare misure compensative, salvo che lo Stato abbia margine nel proprio tetto. Meloni propone di usare almeno una parte di quelle entrate extra per frenare i costi energetici, con interventi temporanei e mirati.
C’è poi il capitolo 2027. Il limite all’aumento della spesa è espresso in valori nominali, quindi un’inflazione molto superiore alle previsioni di partenza lo rende più stretto. L’esempio citato sono le pensioni, agganciate ai prezzi con qualche mese di ritardo. Per l’Italia, scrive la premier, la spesa direttamente toccata da questo effetto vale il 20,4% del Pil, e altre voci che risentiranno dei rincari già nel 2027 arrivano al 12,0%.
Meloni riconosce che le regole nuove servono a rendere sostenibile il debito e ribadisce gli impegni italiani nella procedura per disavanzo eccessivo. Sostiene però che l’impianto europeo dia all’esecutivo Ue lo spazio per considerare questi fattori, quando valuterà i prossimi piani di bilancio. Chiede che i ministri delle Finanze ne discutano alla prossima riunione dell’Ecofin.
La risposta di Bruxelles, finora, è fredda. Paula Pinho, portavoce della Commissione, ha ricordato che agli Stati membri è già stata concessa più flessibilità. Il suo collega Balazs Udjvari ha precisato che la Commissione non aveva ancora ricevuto il testo, e che la clausola nazionale di salvaguardia copre anche gli investimenti in energia, oltre a quelli per la difesa.
Sul fronte interno, Meloni aveva anticipato il tema dal palco della Cna, l’associazione degli artigiani e delle piccole imprese, sostenendo che il problema riguarda tutti i Paesi europei. Ha ricordato che l’Italia aveva già chiesto flessibilità mesi fa: sono 14 miliardi in due anni, da usare soprattutto per ridurre in modo strutturale il prezzo dell’energia per le imprese. A Palazzo Chigi, intanto, un vertice con Salvini, Tajani, Lupi e Giorgetti ha preparato il Dpfp, il documento sui conti pubblici che precede la manovra e potrebbe includere la relazione sulla clausola per energia e difesa.
Le fonti di Palazzo Chigi parlano di un obiettivo: limitare il peso dei rincari sui bilanci domestici e aziendali senza indebolire la competitività. Nessuna risposta formale dell’Ue è ancora arrivata.
Chi aspetta aiuti sulle bollette dovrebbe guardare due appuntamenti: la prossima riunione Ecofin e il Dpfp, che dirà se il governo attiva la clausola e con quali risorse.
Secondo Open, la lettera di Meloni a von der Leyen è stata resa nota giovedì 1 ottobre 2026.