Il Tesoro italiano sta riducendo la quantità di titoli di Stato collocati sul mercato nel 2026. Il resto dell’Eurozona, nello stesso anno, fa l’esatto contrario. A fine luglio il Ministero dell’economia e delle finanze aveva emesso BTp e altre obbligazioni a medio e lungo periodo per 252 miliardi di euro, circa il 70% del programma fissato per l’anno. L’obiettivo era poco sotto quota 360 miliardi, contro gli 380 miliardi del 2025. La differenza racconta una scelta precisa, non un rallentamento casuale.
Nel resto dell’area euro il copione è opposto. Le nuove emissioni lorde previste per il 2026 sfiorano 1.400 miliardi di euro, contro i 1.300 miliardi dell’anno precedente. Alcuni analisti non escludono che si arrivi vicino a 1.500 miliardi.
A spingere il totale sono soprattutto i conti pubblici di Francia e Germania. Parigi non riesce a contenere il proprio disavanzo. Berlino, invece, ha scelto di alzare la spesa militare e gli investimenti in infrastrutture per rilanciare un’economia ferma da tempo. Pesa anche il costo più alto del debito: interessi più cari costringono i governi a tornare più spesso sul mercato per finanziarsi.
Le emissioni nette raccontano un’altra parte della storia. Sono il debito aggiuntivo che si somma ai titoli in scadenza da rinnovare. Il Tesoro italiano dovrà reperirne circa 125 miliardi di euro nel 2026, contro i 130 miliardi dell’anno precedente. In pratica, il rinnovo dei titoli in scadenza copre già quasi due terzi del totale collocato: il resto è nuovo indebitamento.
Nell’area euro le proporzioni sono simili, con emissioni nette attese a 502 miliardi di euro, in lieve crescita dai 487,4 miliardi del 2025. Il peso dell’Italia resta comunque rilevante: un quarto di tutte le nuove emissioni dell’area, lorde e nette, porta la firma del Tesoro di Roma.
Dietro la scelta italiana c’è la linea del governo Meloni. L’esecutivo punta a un rapporto deficit/Pil sotto quota 3%, per confermare ai mercati l’affidabilità dei conti pubblici. La strategia ha già dato risultati. Lo spread è sceso ai livelli più bassi dal 2008 e le agenzie di rating hanno alzato più volte il giudizio sul debito italiano.
A rendere possibile il taglio delle emissioni hanno contribuito anche due fattori temporanei. Il primo è la chiusura operativa del Pnrr, attesa entro fine agosto. Il secondo è il progressivo esaurimento della spesa legata alle detrazioni sui bonus edilizi, che nei prossimi anni dovrebbe portare nelle casse dello Stato tra 30 e 40 miliardi di euro aggiuntivi ogni anno.
Secondo InvestireOggi, che ha pubblicato l’analisi il 4 agosto 2026, la traiettoria resta comunque fragile. L’impegno della NATO a portare la spesa militare al 5% del Pil rende difficile, nel tempo, mantenere anche un deficit stabile. Le emissioni ridotte di quest’anno potrebbero quindi essere solo una pausa prima di nuovi record. Per chi ha BTp in portafoglio, la minore offerta rispetto alla domanda resta per ora un fattore di sostegno ai prezzi: un cambio di rotta sul fronte della difesa potrebbe però far tornare il Tesoro a collocare più debito già dal 2027.
Dati ed elaborazioni originariamente pubblicati da InvestireOggi il 4 agosto 2026, a firma di Giuseppe Timpone.