Il vicepremier Antonio Tajani ha chiesto di tagliare l’Irpef al ceto medio e di alleggerire il carico fiscale dei giovani nella prossima legge di bilancio. Lo ha detto venerdì 16 ottobre a Mattino 5, secondo quanto riporta QuiFinanza. Il pacchetto, però, non è facile da conciliare con la linea prudente del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

Il punto più delicato riguarda le banche. Tajani rifiuta qualsiasi prelievo straordinario o imposto sugli extraprofitti degli istituti di credito e propone invece un contributo volontario, da concordare con gli istituti. Chiede inoltre una tutela esplicita per le popolari e le casse di credito cooperativo radicate sul territorio. La sua tesi è che una tassa del genere ricadrebbe sui correntisti e allontanerebbe gli investitori esteri.

Sul fronte dell’Irpef, Forza Italia vuole ampliare il secondo scaglione. L’aliquota scenderebbe al 33% e la platea arriverebbe ai redditi fino a 60.000 euro. Il Mef le attribuisce un costo stimato di 2,7 miliardi, più o meno. È la cifra che pesa di più nel confronto interno.

Il motivo sta nel tetto complessivo. L’Italia non è uscita dalla procedura d’infrazione, quindi la manovra deve restare entro un tetto di 23,5 miliardi circa. Il costo dell’Irpef, da solo, va letto dentro quel limite.

Per i giovani, la ricetta di Tajani passa da una detassazione forte. Prevede l’esenzione fiscale totale per chi ha fino a 30-35 anni ed è alle prime esperienze lavorative. La soglia d’età resta quindi indicata come un intervallo, non come un numero preciso. Si aggiungono la possibilità di disporre del Tfr già all’inizio della carriera e l’estensione dell’esenzione fiscale per la prima auto acquistata. L’obiettivo dichiarato è favorire l’autonomia finanziaria e la nascita di nuove famiglie.

Per i pensionati, Tajani suggerisce una Carta Sanità: uno strumento diretto, buono o anticipo, per le spese mediche e dentistiche più gravose. Chi la riceverebbe non dovrebbe aspettare la detrazione nella dichiarazione dei redditi dell’anno dopo.

Capitolo a parte per difesa e sicurezza, dove non ci sono passi indietro. Tajani ha ribadito che servono fondi per le missioni all’estero, per esempio quelle a difesa delle rotte dei mercantili. Serve poi la copertura economica per chi lavora in divisa che presidia le stazioni e contrasta l’immigrazione clandestina.

Il contributo delle banche, nella proposta, resterebbe volontario. Chi guadagna fino a 60.000 euro farebbe bene a non contare sul taglio dell’aliquota finché la manovra non arriva in Parlamento: oggi è una proposta di un partito, non una norma.

Secondo QuiFinanza, articolo di Emanuela Colatosti del 16 ottobre 2026, sull’intervista di Antonio Tajani a Mattino 5.