Il governo vuole spendere la flessibilità concessa da Bruxelles sull’energia anche per aiutare le famiglie colpite dal caro bollette, e non soltanto per finanziare investimenti. Lo ha detto Giancarlo Giorgetti, titolare dell’Economia, secondo quanto riporta AGI, durante l’audizione sul Documento programmatico di finanza pubblica davanti alle Commissioni Bilancio riunite.

Il meccanismo si chiama National Escape Clause, la clausola che consente di deviare dalle regole europee sui conti. Martedì 13 ottobre il Parlamento vota la richiesta di scostamento che vale 29 miliardi, destinata a energia e difesa per il 2027 e il 2028. Come verrà ripartita quella cifra decide quanto spazio resta per le famiglie.

Giorgetti ha giudicato sbagliata l’idea che Bruxelles risponda di arrangiarsi a chi ha subito lo shock energetico. Ha aggiunto che il Tesoro ha pronto un ventaglio ampio di misure, e che quali scatteranno dipende da come si chiuderà il confronto con la Commissione.

Il calendario ne risente. La scadenza per consegnare il documento a Bruxelles è il 20 ottobre, ma il passaggio in Consiglio dei ministri potrebbe slittare oltre quella data. Il ministro vuole portare una manovra dai contorni definiti, e ha ricordato che la settimana porta un vertice europeo in cui il dossier potrebbe affiorare.

Sul fronte delle coperture compare un’ipotesi: coinvolgere banche e assicurazioni nel finanziamento. Giorgetti non ha fatto nomi né cifre. Ha detto solo che chiunque abbia la possibilità di contribuire lo farà, perché l’epoca degli scostamenti senza vincoli è finita.

I conti, intanto, lasciano poco margine. Bankitalia, con l’intervento di Andrea Brandolini, capo del dipartimento economia e statistica, osserva che l’impennata dei rendimenti sul debito sovrano rende cruciale proteggere gli equilibri di bilancio. Per l’Ufficio parlamentare di bilancio anche piccoli scostamenti a fine anno rischiano di mettere in dubbio la chiusura della procedura per deficit eccessivo.

Il quadro macro è meno brutto di quanto si temesse, ma non rassicurante. L’Ufficio parlamentare di bilancio ha validato le previsioni del governo e stima la crescita del 2026 all’1,1%, un decimo sopra l’1% del Mef. La Corte dei conti segnala invece rischi prevalentemente al ribasso, tra inflazione che riparte, tassi in salita e fine della spinta del Pnrr.

Per le famiglie il dato che pesa di più arriva dall’Istat. Dal primo trimestre 2021 al secondo trimestre 2026 le retribuzioni di fatto sono scese del 9,4%. Chi vive di stipendio ha quindi perso potere d’acquisto proprio mentre le bollette salivano, ed è questa la ragione per cui il sostegno energetico sta diventando il tema politico della manovra.

C’è anche una tensione di fondo, che AGI non scioglie. Più aiuti alle famiglie vuol dire meno risorse per gli investimenti, e ogni euro in più rischia di scontrarsi con il vincolo europeo sul deficit. Il governo non ha detto quanta parte dei 29 miliardi andrebbe ai nuclei familiari.

Per chi spera in un taglio delle bollette, il primo segnale da seguire è l’esito del voto parlamentare di martedì. Il testo vero arriverà solo dopo, e forse non prima del 20 ottobre.

Secondo AGI, che ha pubblicato la notizia lunedì 12 ottobre 2026 a firma di Andrea Managò.