L’Agenzia delle Entrate ha spedito le prime 1.400 lettere ai contribuenti che hanno omesso il modello annuale dell’Iva nonostante fatture elettroniche emesse o incassi trasmessi in forma telematica. Secondo QuiFinanza, che ha dato la notizia il 12 ottobre, chi le riceve ha due mesi, 60 giorni per l’esattezza, per versare la somma o per chiarire la propria posizione.
Il Fisco non ha bisogno della dichiarazione per sapere quanto è dovuto. Incrocia fatture elettroniche, corrispettivi, liquidazioni periodiche e versamenti già fatti, e ricostruisce l’imposta da solo. La base giuridica è l’articolo 54-bis.1 del Dpr 633/1972, ritoccato dalla manovra del 2026 (la Legge di Bilancio).
Questa tornata guarda indietro di qualche anno. Riguarda chi nel 2022 ha emesso fatture o inviato corrispettivi, ma non ha poi consegnato il modello Iva 2023. La lettera indica l’importo calcolato e allega un prospetto con tutte le voci.
La somma richiesta ha tre componenti: l’Iva, più gli interessi, più la sanzione per la dichiarazione mancata. Quest’ultima viene abbassata di un terzo. Il versamento si fa con l’F24 allegato, in una sola soluzione. Rateizzare o compensare non si può.
Chi ritiene che il conto sia sbagliato può rispondere all’ufficio indicato nella lettera. Lo fa dall’area riservata del sito dell’Agenzia, tramite lo strumento “Consegna documenti e istanze”. Conviene muoversi presto, perché il tempo a disposizione è lo stesso per chi paga e per chi contesta.
Se allo scadere dei 60 giorni non è arrivato né il pagamento né una risposta, la cifra finisce direttamente a ruolo. Parte così la riscossione ordinaria, e possono scattare pignoramenti, ipoteche e fermi amministrativi. Non è una lettera di semplice invito alla regolarità: ha effetti concreti.
Il cambio di passo sta nel metodo. Finora un’omissione del genere passava da accertamenti lunghi, con controlli e contraddittorio. Qui l’Agenzia parte dai propri archivi e presenta direttamente il conto, quindi il contribuente deve dimostrare l’errore invece di aspettare una contestazione.
Il governo conta su questo strumento per fare cassa. Le stime parlano di un recupero intorno a 646 milioni di euro, tanto quest’anno quanto il prossimo, e di una cifra vicina al miliardo l’anno entro il 2030. QuiFinanza non spiega su quale base siano calcolate queste stime, né quante lettere siano previste in totale oltre alle prime 1.400.
Per una partita IVA la conseguenza è pratica. Chi ricorda di aver tralasciato la dichiarazione per il 2022 può controllare ora fatture e liquidazioni di quell’anno. Se arriva la lettera, la data di notifica fa partire il conto alla rovescia: segnarla subito evita di finire a ruolo per distrazione.
Secondo QuiFinanza, che ha pubblicato la notizia il 12 ottobre 2026, l’Agenzia delle Entrate ha avviato l’invio delle prime 1.400 comunicazioni.