Il governo ha aperto i lavori sull’ultima manovra della legislatura, la quinta di fila. Il pacchetto potrebbe superare i 30 miliardi, tra nuove risorse europee e richieste dei ministeri. Lo riporta Soldionline. La cifra definitiva dipende dal via libera di Bruxelles a un margine di flessibilità sui conti pubblici, atteso per ottobre. Il taglio Irpef che interessa il ceto medio e l’ipotesi di una tassa sulle banche sono già i due fronti più caldi del confronto tra i partiti della maggioranza.
Il governo punta a ottenere da Bruxelles 35 miliardi spalmati su tre anni, una quota che equivale all’1,5% del prodotto interno lordo italiano. Per incassarli serve uno scostamento di bilancio, un aumento del deficit oltre il percorso ordinario che il Parlamento deve votare a maggioranza assoluta. Circa 14 miliardi, lo 0,6% del Pil, potrebbero finire già nella legge di bilancio 2027, ma la stima resta legata all’uscita del Paese da quella procedura per deficit eccessivo.
Quei fondi non sono liberi. Bruxelles li vincola a difesa ed energia. Sul capitolo energetico l’elenco delle spese ammesse dovrebbe arrivare a breve, forse già lunedì, e comprenderà solo interventi capaci di rafforzare in modo duraturo la rete e le forniture. Restano fuori le misure temporanee, come sconti sulle accise dei carburanti o bonus diretti alle famiglie, perché considerati palliativi senza effetto di lungo periodo.
Giancarlo Giorgetti, il ministro dell’Economia, ha già ricevuto le richieste di spesa dei singoli dicasteri. Il titolare della Salute Orazio Schillaci chiede almeno 5 miliardi per assumere personale e alzare gli stipendi del comparto sanitario. La ministra del Lavoro Elvira Calderone vuole confermare gli sgravi fiscali su premi di risultato, rinnovi dei contratti e indennità per i mestieri più faticosi, un pacchetto da circa 2 miliardi. Luigi Sbarra, ministro per il Sud, chiede almeno 4 miliardi in tre anni per rifinanziare la Zes, l’area del Mezzogiorno con sgravi fiscali per attrarre investimenti, mentre il vicepremier Matteo Salvini vuole 5 miliardi per strade e cantieri.
A queste voci si aggiunge il taglio dell’Irpef: l’aliquota, oggi al 43%, scenderebbe al 33% per chi ha un reddito annuo tra 50mila e 60mila euro, una mossa che vale circa 1,2 miliardi. C’è poi il fronte pensioni. Bloccare il mese in più previsto dal 2027 sull’età per andare in pensione richiederebbe 1,1 miliardi. Gli obblighi di spesa che il bilancio non può rimandare, come il rinnovo dei contratti statali, ne aggiungono altri 1,5-2.
Sommate, le richieste arrivate ai ministeri superano già i 17 miliardi, prima ancora di contare le risorse dello scostamento. Con quelle incluse, la manovra d’autunno potrebbe superare i 30 miliardi complessivi.
Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, ha indicato la rotta: tasse più leggere, potere d’acquisto più alto e occupazione più stabile. Dentro la maggioranza, però, ogni partito prepara le proprie priorità in vista delle urne.
In questo clima, Matteo Salvini ha rilanciato l’idea di una tassa sulle banche: un prelievo aggiuntivo sul credito che in passato ha già acceso scontri politici su utili e dividendi degli istituti. Forza Italia resta il partito più freddo sulla proposta, anche se dentro la coalizione non si esclude che al settore venga chiesto qualche contributo extra, senza però cifre sul tavolo.
Chi guadagna in quella fascia di reddito dovrà aspettare il testo definitivo prima di considerare acquisito il taglio dell’Irpef: i passaggi parlamentari tra ottobre e dicembre diranno se la cifra resta quella di oggi o cambia ancora.
Dati e ricostruzione ripresi da Soldionline, articolo pubblicato il 12 agosto 2026.