Le partite Iva che decidono di riconfermare per un altro biennio il loro concordato preventivo con il Fisco possono contare su otto agevolazioni aggiuntive, introdotte con il decreto Omnibus e riservate a chi rinnova dopo aver già completato un primo ciclo. La finestra per aderire si chiude insieme al termine per il modello Redditi delle persone fisiche, che quest’anno cade il 2 novembre perché il 31 ottobre capita di sabato.

Il primo pacchetto di vantaggi riguarda la liquidità. Chi conferma l’accordo con l’amministrazione fiscale non deve più apporre il visto di conformità per compensare o farsi rimborsare i crediti Iva fino a 100.000 euro l’anno, contro il tetto di 70.000 euro valido finora. Una soglia analoga sale fino a quota 70.000 euro, rispetto ai 50.000 di prima, per i crediti che nascono da imposte dirette e Irap, così diventa più semplice e più veloce usare quei crediti quando si compila l’F24.

Sul fronte dei pagamenti, chi rinnova può dilazionare saldo e acconto delle imposte calcolate sul reddito concordato senza pagare interessi, una condizione che non spetta invece a chi entra nel meccanismo per la prima volta. Chi rinnova, inoltre, non subisce le maggiorazioni d’acconto previste per chi aderisce da zero: il calcolo dell’acconto, nell’anno di apertura del biennio successivo, segue il metodo storico, senza ricalcoli aggiuntivi.

Restare fedeli al patto premia anche sul lato dei controlli. I termini entro cui l’Agenzia delle Entrate può avviare un accertamento su imposte dirette e Iva si accorciano di due anni rispetto alla regola ordinaria. A questo si aggiunge un canale riservato solo a chi rinnova: una sanatoria dedicata che permette di mettere a posto quattro anni di dichiarazioni, dal 2020 fino al 2023, con un’imposta sostitutiva tra il 10% e il 15% legata al punteggio dell’indicatore ISA di ciascun contribuente, su una base imponibile ridotta. Una volta versata, quella cifra mette al riparo gli anni coinvolti da controlli futuri.

Gli ultimi due vantaggi riguardano chi, durante il biennio, guadagna più di quanto previsto dall’accordo. Il reddito concordato con il Fisco resta fisso per tutta la durata del patto, quindi non cresce se aumentano ricavi o utili reali: la parte di guadagno che supera quella cifra concordata non viene tassata con le imposte ordinarie. Le sanzioni amministrative, infine, si sono alleggerite: correggere un errore formale o presentare una dichiarazione integrativa non fa più decadere automaticamente l’accordo, e permette di aggiornarne i valori mantenendo intatti tutti i benefici.

Il concordato preventivo biennale, lo strumento che fissa in anticipo il reddito su cui pagare le tasse per due anni, resta comunque una scommessa: chi lo firma accetta di versare le imposte su una cifra stabilita a priori, anche se l’attività va peggio del previsto. Il rinnovo aggiunge un incentivo in più a restare dentro il meccanismo piuttosto che negoziarlo daccapo ogni due anni.

Chi ha già aderito al primo ciclo e valuta se confermare dovrebbe calcolare l’effetto delle nuove soglie sui crediti prima di preparare il modello Redditi: con la scadenza del 2 novembre così vicina, decidere a ridosso della data lascia poco margine per correggere la scelta.

Dati e dettagli sulle otto agevolazioni riportati da Money.it, in un articolo pubblicato lunedì 21 settembre 2026.