Banche e assicurazioni si oppongono al prelievo da cinque miliardi chiesto dal governo per coprire la legge di bilancio in arrivo. Anche il settore energetico, chiamato in causa allo stesso modo, risponde di aver già versato la sua parte con il decreto bollette. Lo racconta AGI nel pezzo di mercoledì 21 ottobre.

Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, ricorda che con l’esecutivo esisteva un’intesa triennale, pensata per durare tre anni. Dice di averci creduto. Chiede poi di guardare anche ad altre imprese e definisce complessa la manovra in preparazione.

Sulla stessa linea Flavio Cattaneo, amministratore delegato di Enel. Per lui le aziende elettriche hanno ricevuto il decreto bollette soltanto pochi mesi fa, e dire che il settore abbia fatto poco gli sembra sbagliato.

Il governo, intanto, aspetta il confronto con l’Unione europea prima di approvare il testo. Il punto riguarda l’uso dei fondi di flessibilità sull’energia. Una prima risposta informale di Bruxelles potrebbe arrivare nel fine settimana, e il Consiglio dei ministri potrebbe riunirsi il 28 ottobre per approvare il testo. Nella maggioranza, secondo AGI, prevale un cauto ottimismo.

Antonio Tajani, vicepremier e ministro degli Esteri, allarga il perimetro. Il prelievo dovrebbe coinvolgere l’intero settore finanziario, quindi anche da Cassa depositi e prestiti. L’idea trova però qualche dubbio tra gli alleati, perché sarebbe uno spostamento di risorse da una società partecipata allo Stato, non un’entrata davvero nuova.

Resta aperto il capitolo Irpef. Nella riunione di maggioranza di martedì 20 ottobre a Palazzo Chigi, Tajani avrebbe proposto di salvare in parte l’ampliamento del taglio. L’aliquota del 33% salirebbe a tappe: prima fino a 55mila euro di reddito, poi fino a 60mila. Sulla copertura, però, avrebbero espresso dubbi la Ragioneria e gli uffici del Mef.

Giorgia Meloni, viene riferito, non avrebbe escluso un nuovo intervento sul ceto medio. Dipende da come finirà la trattativa con Bruxelles. Fratelli d’Italia tiene a questa misura, ma valuta quanto sia difficile da vendere agli elettori, con le prossime elezioni all’orizzonte.

Le priorità, per ora, sono tre: sostegni a famiglie e imprese per il caro energia, la sanità con un possibile cashback e una flat tax al 5% per far crescere gli stipendi degli under 35. Su quest’ultima si sta ancora ragionando. La Cgil, che ha fissato lo sciopero generale per il 20 novembre, contesta l’impianto complessivo e giudica inaccettabile che aumenti soltanto la spesa per le armi.

Il segnale da seguire è la risposta di Bruxelles attesa nel fine settimana. Se arriva e regge, il 28 ottobre potrebbe chiarire se il taglio dell’Irpef entra nel testo e quanto pesa il contributo di banche e assicurazioni.

Secondo AGI, che ha pubblicato la notizia mercoledì 21 ottobre 2026.