Banche e assicurazioni si oppongono al prelievo che il governo vuole mettere tra le coperture della legge di bilancio per l’anno prossimo: vale 5 miliardi di euro. Anche le aziende dell’energia protestano: sostengono di aver già contribuito con il decreto bollette. Il Consiglio dei ministri potrebbe riunirsi il 28 ottobre per approvare il testo, secondo quanto riporta l’agenzia AGI.
Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, ricorda che con il governo esisteva un’intesa triennale e dice di averci creduto. Aggiunge che andrebbero chiamate a contribuire anche altre imprese, e definisce la manovra complessa. Flavio Cattaneo, alla guida di Enel, ribatte che il settore elettrico ha già avuto il suo decreto pochi mesi fa e che non ha certo fatto poco.
Il vicepremier Antonio Tajani prova ad allargare la platea. Vorrebbe far contribuire l’intero settore finanziario, quindi la Cdp, la Cassa depositi e prestiti, compresa. Qui però il meccanismo si inceppa: si tratterebbe di spostare risorse da una società partecipata allo Stato, e alcuni alleati di governo avrebbero già espresso dubbi.
Il governo, intanto, aspetta Bruxelles. Prima di dare il via libera alla manovra vuole capire entro quali confini potrà usare i fondi della flessibilità sull’energia. Una prima risposta informale dell’Unione europea potrebbe arrivare nel fine settimana, e nella maggioranza si respira un cauto ottimismo.
Da quella risposta dipende anche l’Irpef. Tajani ha proposto, nella riunione di maggioranza a Palazzo Chigi, di salvare in parte l’allargamento del taglio. L’aliquota del 33% salirebbe in due tempi, prima a 55mila euro di reddito e poi a 60mila. Gli uffici tecnici del Mef e della Ragioneria avrebbero però dubbi sulle coperture.
Anche Giorgia Meloni, riferiscono le fonti citate da AGI, non avrebbe chiuso la porta a un nuovo intervento sul ceto medio. Il suo sì resta subordinato all’esito del confronto con la Commissione. Fratelli d’Italia, dal canto suo, teme che il beneficio sia difficile da far percepire agli elettori con le urne ormai vicine.
Le priorità della maggioranza, per ora, sono tre:
- sostegni ad aziende e nuclei familiari sul fronte dei costi energetici
- la sanità, dove si ragiona su un cashback
- una flat tax al 5% per far crescere gli stipendi degli under 35.
Resta fuori dal dibattito un dettaglio che pesa: nessuna delle misure ha numeri definitivi. La Cgil ha fissato uno sciopero generale per il 20 novembre e contesta l’impianto complessivo e denuncia che a crescere sia soltanto la spesa per le armi, giudicata inaccettabile.
Per chi ha un conto o una polizza, un’eventuale stretta sui margini di banche e assicurazioni oggi è solo un’ipotesi. Per chi guadagna meno di 60mila euro, invece, la data da segnare è il 28 ottobre: se il Consiglio dei ministri si riunisce, si saprà se il taglio dell’Irpef sopravvive.
Notizia riportata da AGI il 20 ottobre 2026, con le dichiarazioni di Messina, Cattaneo e Tajani.