Il Consiglio dei ministri ha approvato la legge di bilancio per il 2027, e tra le misure compare un salvadanaio per i bambini che nascono. Lo Stato metterebbe circa 100 euro l’anno, per diciotto anni, su una posizione aperta presso l’Inps. Lo ha raccontato Adnkronos in un articolo di mercoledì 28 ottobre.
L’idea ha una storia recente. In estate il presidente dell’Inps aveva lanciato la proposta di un libretto previdenziale dedicato ai neonati, e ora la proposta entra nella manovra. Il meccanismo previsto è semplice: alla nascita lo Stato versa un suo contributo e l’Inps apre la posizione intestata al bambino.
Il salvadanaio non si alimenta solo con i soldi pubblici. Mamma, papà e nonni potranno aggiungere somme di tasca propria. Quando il ragazzo cresce, potrà versare lui stesso, direttamente. Per una famiglia significa avere un contenitore già pronto dove accantonare, senza dover scegliere un prodotto finanziario.
Giorgia Meloni, premier, ha descritto la misura come una delle preferite sue e del ministro Giorgetti. Nelle sue parole, per ogni bimbo l’Inps aprirà un conto previdenziale e lo Stato vi verserà in partenza 100 euro di benvenuto. Parenti e genitori potranno poi continuare ad alimentarla negli anni successivi.
Qui c’è un punto da chiarire, perché le due descrizioni non coincidono del tutto. Adnkronos parla di circa 100 euro l’anno, mentre Meloni indica una quota iniziale di 100 euro. Non è stato precisato se lo Stato ripeta il versamento ogni anno oppure lo faccia una sola volta. Fa una grande differenza: con un versamento annuale per diciotto anni, il contributo pubblico complessivo arriverebbe a 1.800 euro, mentre con una quota unica resterebbe 100 euro.
Sui vincoli, Meloni è stata netta. La somma non potrà essere pignorata e non si potrà toccare prima dei 18 anni. L’unica eccezione è un’emergenza straordinaria, ma allora serve il via libera di un giudice tutelare. Il denaro, insomma, è pensato per restare fermo.
Raggiunta la maggiore età, il giovane potrà riscattare il capitale. Meloni ha citato tre usi: pagarsi l’università, avviare un’attività oppure continuare ad alimentarlo come futura previdenza complementare, cioè la pensione integrativa. A decidere sarà l’intestatario, non la famiglia.
La premier ha collegato la misura alla natalità: a suo dire, con più figli aumenta il sostegno pubblico. Resta però senza risposta una serie di domande pratiche. Non sono stati indicati i requisiti per ottenere il contributo, né da quando partirà, né quanto costerà alle casse pubbliche. Nemmeno il rendimento del capitale è stato illustrato.
Questo conta per chi sta pensando di avere un figlio. Il risparmio sulla carta è modesto se si guarda al solo contributo statale, ma il valore sta nella possibilità di accumulare per anni in un conto protetto da pignoramenti. Quanto pesi davvero dipenderà da cosa dirà il testo della manovra.
Per chi aspetta un bambino, il dato da seguire è proprio il testo della legge di bilancio: dirà chi ha diritto al contributo, da quale anno e se il versamento dello Stato si ripete ogni dodici mesi.
Secondo Adnkronos, articolo di Roberto Grossi pubblicato mercoledì 28 ottobre 2026.