Money.it ha simulato cosa rende un investimento di 10.000 euro in tre BTP che scadono nel 2036, usando i prezzi di riferimento di lunedì 19 ottobre 2026. Il guadagno complessivo stimato va da circa 3.482 a circa 4.190 euro, senza contare le spese di negoziazione e i controlli sul fisco. Chi guarda solo la cifra in euro sceglie però il titolo sbagliato.

Il BTP febbraio 2036 (cedola del 3,45%) costa 92,22 per ogni 100 euro nominali e rende il 4,53% lordo, il 4,07% netto all’anno. Il marzo 2036 paga una cedola dell’1,45%, quota 77,09 e arriva al 4,52% lordo, 4,30% netto. Il settembre 2036 ha cedola del 2,25%, prezzo 82,28 e rendimento del 4,54% lordo, 4,22% netto.

I guadagni in euro seguono un altro ordine. Il settembre 2036 porta a circa 4.190 euro, il marzo a circa 3.831, il febbraio a circa 3.482. La ragione sta nel capitale impiegato: per il marzo e il settembre servono 12.000 euro nominali, che costano rispettivamente 9.250,80 e 9.873,60 euro, mentre per il febbraio bastano 10.000 euro nominali, cioè 9.222 euro.

Il rendimento annuo più alto spetta così al marzo 2036, seguito dal settembre e dal febbraio. Tra il primo e l’ultimo la distanza resta a 0,23 punti percentuali, circa 23 euro all’anno su 10.000 euro. Incassare cedole alte, o tanto scarto tra prezzo e rimborso, non basta a vincere il confronto.

Le cifre sono simulazioni semplificate, e Money.it lo dichiara. Le cedole hanno l’aliquota del 12,5%, ma sul guadagno da acquisto sotto la pari pesa anche lo scarto di emissione, che rientra nei redditi di capitale e non si compensa con le minusvalenze. Il rateo, cioè gli interessi maturati prima dell’acquisto che si pagano al venditore, compare una volta sola nel conto, in negativo. A tutto questo si aggiungono commissioni, che dipendono dall’intermediario, e il bollo annuo allo 0,20%, circa 20 euro su 10.000.

Vendere prima della scadenza è un altro discorso. La duration modificata misura quanto il prezzo reagisce ai rendimenti: 7,56 per il febbraio, 8,30 per il marzo, 8,37 per il settembre. Con rendimenti in rialzo di un punto, la perdita teorica sarebbe di circa 697, 768 e 826 euro, calcolata sul capitale versato. Non è una perdita certa, perché nel frattempo arrivano le cedole e la scadenza si avvicina.

Il contesto spinge i prezzi verso il basso. La BCE ha alzato i tassi il 10 settembre di 25 punti base, dopo un altro quarto di punto a giugno, e ora il tasso sui depositi sta al 2,50%. Per il febbraio 2036 il rendimento lordo era al 4,33% il 10 settembre e al 4,53% il 19 ottobre. Lo spread con il Bund tedesco viaggia intorno a 113 punti base.

Resta un rischio che il titolo tenuto fino al 2036 non cancella. I BTP hanno le clausole di azione collettiva (CACs): con le maggioranze richieste, in una ristrutturazione, si possono cambiare tempi, interessi o capitale restituito anche per chi vota contro. Non significa perdita automatica.

Chi prevede di usare il capitale fra due-tre anni può mettere a confronto anche BOT e BTP più corti. Le date da segnare sono la riunione della BCE del 29 ottobre e il giudizio di S&P Global Ratings sull’Italia del 13 novembre.

Calcoli e dati di mercato di Money.it, articolo di Gerardo Marciano pubblicato il 23 ottobre 2026.