Nel confronto sulla manovra per il 2027 sono finite due ipotesi per il mercato immobiliare: dimezzare l’imposta sugli affitti a canone concordato e riportare l’Ecobonus al 65%. Sono proposte, non misure approvate. Lo riporta Money.it nell’articolo di giovedì 22 ottobre.
La prima viene da Noi Moderati, il movimento guidato da Maurizio Lupi. Chiede di portare dal 10% al 5% la cedolare secca per chi affitta a canone concordato, cioè entro i limiti fissati dagli accordi territoriali. L’idea ha raccolto consensi anche tra le imprese. Il presidente dell’ANCE, l’associazione dei costruttori edili, Antonio Ciucci, ne aveva sostenuta una simile durante le audizioni: tassa piatta del 5% per i contratti d’affitto lunghi.
Lo sconto riguarderebbe tre tipi di contratto: il canone concordato 3+2 anni, quelli per studenti universitari e i transitori. Come oggi con l’aliquota del 10%, servirebbe un immobile situato in un capoluogo di provincia oppure in un Comune con forte tensione abitativa.
I conti sono semplici, perché l’aliquota si dimezza. Con un canone di 500 euro al mese, cioè 6.000 euro l’anno, l’imposta scenderebbe da 600 a 300 euro. Con 800 euro al mese (9.600 euro l’anno) passerebbe da 960 a 480 euro. Il risparmio coincide quindi con metà dell’imposta di oggi, e va tutto al proprietario.
La logica è spingere chi ha una casa vuota a metterla sul mercato, a un prezzo più basso del libero. Money.it spiega che l’ipotesi è stata inserita nel pacchetto casa e verrà valutata quando sarà scritto il testo finale. L’approvazione dipende però dalle risorse che il governo riuscirà a trovare.
La seconda proposta riguarda le ristrutturazioni per consumare meno energia. L’ha avanzata il viceministro dell’Economia Maurizio Leo: riportare al 65% la detrazione, ma solo per lavori come pompe di calore, impianti ibridi, pannelli solari e cappotti termici. Oggi lo sconto è del 50% sulla prima casa e del 36% sulle altre abitazioni. Senza interventi, nel 2027 scenderebbe a 36% per l’abitazione principale e a 30% per le altre.
Un punto resta aperto. Non è chiaro se il 65% varrebbe soltanto per la casa dove si vive o pure per le seconde case. Per chi possiede un appartamento da affittare, la distanza tra 65% e 30% pesa parecchio sul costo reale dei lavori. Secondo Money.it, entrambe le idee servirebbero anche ad adeguarsi alla direttiva europea sulle case green.
Il percorso è lungo. Il testo deve superare tutti i passaggi parlamentari e uscire in Gazzetta Ufficiale entro fine 2026, così da partire con il 1° gennaio 2027.
Chi ha un affitto concordato o una ristrutturazione energetica in programma farebbe bene a non decidere sulla base di queste aliquote: solo il testo definitivo della manovra dirà se esistono davvero.
Secondo Money.it, articolo di Patrizia Del Pidio pubblicato giovedì 22 ottobre 2026.